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Non c'è mobilio più incantevole dei libri

Sydney Smith
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\\ Home Page : Storico : Libri di narrativa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Seoni (del 30/08/2007 @ 12:05:56, in Libri di narrativa, linkato 7772 volte)
Tutta la poetica, l'arte, la roboante letterarietà dell'opera musicale di Vinicio Capossela, cantautore di culto da più di un decennio, in questo volume del 2004 dal titolo Non si muore tutte le mattine. Catapultato fin dall'Ouverture nel caleidoscopico mondo del visionario e apolide musicista, il lettore si trova sballottato tra sbronze apocalittiche, concerti, intermezzi e serenate, viaggi, scassi e incontri nelle taverne. Non è difficile rintracciare il filo conduttore che lega questa sua prova di scrittura alla sua avventura musicale: tale legame è del resto volutamente sottolineato dal vezzo di rinominare i paragrafi nell'indice con titoli che suggeriscono l'andamento ritmico della lettura. Quasi il lettore fosse un non vedente da guidare per mano in un cosmo indefinibile e impalpabile, in cui non valgono le regole della realtà, ma soltanto le invenzioni, le esplosioni di genialità dell'artista, insieme ebbro seguace di Dioniso ed esteta cultore di Apollo. Emergono da questo universo alcuni personaggi o luoghi noti ai suoi abituali frequentatori: il vecchio Nuttless, apparso come co-protagonista in diversi brani musicali; la mitica Contrada Chivicone, in cui scorre un fiume giallo, lento come l'Orinoco e s'incontrano personaggi con nomi quali Disastro, Musso e Cavallaro... Vinicio Capossela è debitore, per la sua ispirazione, nei confronti di tanta parte dei classici della letteratura, in particolare del novecento: si va dal John Fante della Confraternita dell'uva ai Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, passando per l'opera di Oscar Wilde o Charles Buchowski. Certamente irriducibile resta il suo contributo di originalità, in un lavoro fatto di sintesi, contaminazione, capacità creative e immaginifiche fuori dal comune. Il Salento bruciato dal sole e le metropoli del Nord avvolte nelle brume invernali, il mistero del Serraglio turco e i suoni degli chansonnier francesi, Tom Waits e il cielo distante della Patagonia: tutto si mescola e ridefinisce, in un inesauribile centrifuga di figure e luoghi dell'immaginazione.

CAPOSSELA VINICIO
NON SI MUORE TUTTE LE MATTINE
Editore: FELTRINELLI
Pubblicazione: 03/2004
Numero di pagine: 333
Prezzo: € 16,00
EAN: 9788807016479
 
Di Francesca Cingoli (del 28/08/2007 @ 07:00:38, in Libri di narrativa, linkato 3726 volte)
“Vuoi Ganesh Gaitonde?” La prospettiva di arrestare il più importante malavitoso del momento è grande, e l’ispettore di polizia Sartaj Singh si precipita nel luogo indicato da una telefonata anonima. Troverà un bunker antiatomico nel cuore di Mumbai, un omicidio - suicidio, tante domande e l’inizio di una lunga indagine. Giochi Sacri è una detective story ambientata nel pieno dei profumi e dei suoni dell’India, in un complesso intrigo di malavita, gangster violenti, terrorismo internazionale e belle donne. Il protagonista è Sartaj Singh, trentenne sikh affascinante ma inesorabilmente solitario, con un matrimonio fallito alle spalle, l’eredità di un padre poliziotto modello e tante umane debolezze. Ma il protagonista è anche Ganesh Gaitonde, che compare da subito, imponente e carismatico, e poi infarcisce il lungo racconto con la sua storia, narrata a lampi di flash back che ne percorrono la giovinezza e l’ascesa, tra violenze, lussi, melodrammi degni di Bollywood e una sapiente dose di sesso. Ci sono prostitute, attrici in erba, miss India siliconate, e tanti farabutti, pronti ad ammazzare, ma subito dopo a piangere commossi davanti al film del momento. La polizia di Mumbai è segnata di piccole e grandi corruzioni, fatalismo e stanchezza verso gli eventi e la delinquenza diffusa, mentre Sartaj e i suoi colleghi trascorrono le lunghe e afose giornate tra intrighi terroristici, piccole storie di ricatti, Coca-Cola gelate, informatori e mazzette. Un caos urbano nel traffico di Mumbai, chiassosa e affascinante, dove Sartaj si muove in motocicletta, districandosi nella microcriminalità ma anche negli affari della sua famiglia e dei suoi amici, con freddezza, cinismo ma anche tanta poesia. Giochi Sacri è un affresco potente, umano, sociale e politico, mai folckloristico, ed estremamente efficace di un’India moderna, che magari ci fa poco piacere scoprire, ma che aggredisce il lettore con sensualità e furbizia, e lo lega in una lettura non sempre facile per 1200 pagine intricate e dense di personaggi. A tratti risulta faticoso appropriarsi dei termini indiani volutamente lasciati in originale per donare sapore e autenticità alla storia, in un bell’esperimento linguistico, ma chi legge è aiutato da un glossario in coda. Il suggerimento è abbandonarsi il più possibile alla lettura, lasciandosi intrattenere dalla narrazione, fluida e ricca, della storia principale così come di tutte le storie “laterali” che progressivamente Vikram Chandra apre nel corso del romanzo, in diramazioni narrative che possono appesantire la lettura, ma completano efficacemente il ritratto di un’India contemporanea, sempre più complessa e inesplorata. Una lettura moderna, avvincente e senza stereotipi.

CHANDRA VIKRAM A.
GIOCHI SACRI
Editore: MONDADORI
Pubblicazione: 03/2007
Numero di pagine: 1183
Prezzo: € 22,00
EAN: 9788804560562
 
Di Francesca Cingoli (del 24/08/2007 @ 07:02:48, in Libri di narrativa, linkato 32103 volte)
Storia (avvincente) di un bestseller annunciato. Si, perché ne La cattedrale del mare c’è tutto, ma proprio tutto. Con ordine: la fanciulla violata, il nobile cattivo, il servo buono, il bambino povero e sporco, il musulmano convertito, l’ebreo usuraio però buono, il prete caritatevole, l’inquisitore brutale. E siamo solo all’inizio….. C’è la ricostruzione storica, bellissima, della Barcellona del 1300, seguita per circa quarant’anni durante la realizzazione della Cattedrale di Santa Maria del Mar: le battaglie navali, le dispute con Genova, il re e le sue pupille, i bastaixos e il quartiere della Ribera. C’è il ritratto sociale, con i privilegi feudali, le prevaricazioni dei nobili, l’ascesa della ricca borghesia artigiana, i commercianti e i servi, il mercato e il porto. C’è la religione, con i suoi conflitti, i musulmani, gli ebrei confinati nel ghetto, i collegi domenicani, i sorrisi della Vergine e le violenze dell’Inquisizione. C’è la peste, le croci sulle porte, le pustole e i monatti manzoniani… C’è l’arte, con le fasi di costruzione della cattedrale, i progetti del talentuoso e simpatico Berenguer, la chiave di volta issata dalle carrucole, i passaggi segreti e le cappelle del popolo. C’è l’amore, con fanciulle belle e sensuali, altre schive e delicate, mogli timide, baronesse sprezzanti, meretrici e streghe. E c’è Arnau Estanyol, il protagonista: figlio di un servo in fuga, oltraggiato e povero, poi ricchissimo banchiere, marito, amante, padre, esponente di spicco del governo, prigioniero dell’inquisizione e poi assicuratore. Ci sono fughe e inseguimenti, precetti religiosi e dissertazioni filosofiche, analisi commerciali e di medievale finanza, piani di battaglie e strategie amorose. C’è l’amicizia, tanta, che unisce i deboli, e crea legami lunghi una vita. E c’è la giustizia, sopra tutto e tutti, implacabile e metodica nel punire i cattivi e premiare i buoni. E’ una grande Barcellona che senti vivere tra le pagine del romanzo, con i suoi quartieri chiassosi e la sua gente, la sua cattedrale imponente e la consapevolezza del lavoro di tante anime. Alla fine lo si chiude soddisfatti, leggermente scettici sulla verosimiglianza della storia, e impressionati dalla premura con cui lo scrittore catalano Ildefonso Falcones (al suo primo romanzo) fa sfoggio di fonti e ricerche in coda al libro. Una piacevolissima lettura estiva, una bella storia suggestiva ed emozionante, ben raccontata e documentata, che scorre in un delicatissimo – e a tratti davvero precario - equilibrio tra il romanzo storico e la fiction televisiva di prima serata.

FALCONES ILDEFONSO
CATTEDRALE DEL MARE (LA)
Editore: LONGANESI
Pubblicazione: 02/2007
Numero di pagine: 642
Prezzo: € 18,60
EAN: 9788830424296
 
Di Roberto Seoni (del 22/08/2007 @ 14:27:47, in Libri di narrativa, linkato 2493 volte)
Nel 2004 Einaudi ha pubblicato per la collana Stile Libero, un interessante progetto antologico dal titolo La notte dei Blogger. Il 2004 è stato probabilmente l'anno in cui in Italia si è preso coscienza, tardivamente rispetto ad altre parti del mondo, del fenomeno Blog; più o meno improvvisamente si è scoperto questo nuovo strumento di comunicazione, costituito da una miriade di "diari" online che offrivano un "palcoscenico" ad un esercito di aspiranti scrittori, "comunicatori" e "giornalisti" in erba, imprenditori in cerca di nuovi canali para-pubblicitari. Quasi contemporaneamente all'esplosione in Italia del fenomeno Blog ci si è incominciati a chiedere se al nuovo strumento comunicativo corrispondesse una nuova forma espressiva, un codice di scrittura "blogger" che caratterizzasse quest'esperienza, allora agli albori. Da questo punto di vista, l'antologia di Einaudi costituisce un documento interessante. Secondo la curatrice del volume, Loredana Lipperini, non c'è nei racconti raccolti nella Notte dei Blogger "né doveva esserci, uno stile unificante". Nelle diciotto prove di scrittura prodotte da diciotto diversi blogger si passa "dal racconto di genere alla scrittura visionaria, dalla cronaca reinventata all'apparente neominimalismo, dalla stralunata quotidianità alla narrazione dell'impossibile". I titoli sono da questo punto di vista esemplificativi: da Arkangel a Macchianera, da Personalità confusa a Robba. Non manca nella prefazione della Lipperini un fremito un po' ingenuo che paragona il fiorire dei nuovi Blog alla scarica adrenalinica che percorse la società giovanile negli anni '70 con la nascita delle prime radio libere. Una valutazione che sembra risentire, in qualche modo, della necessità dei teorici di ancorare al passato, con riferimenti sicuri, le nuove esperienze. Resta l'interesse per una produzione che, pur non essendo particolarmente originale, nè possedendo un intrinseco valore letterario, costituisce una prova documentaria del tentativo di "dare un ordine" all'universo magmatico dei Blog, attraverso un'esperienza di aggregazione cartacea (!!!) dei contenuti. Il risultato può apparire in qualche misura un controsenso: la scrittura blogger è per definizione online e il tentativo di ridurla al formato antico dell'edizione cartacea può apparire un tentativo obsoleto di omologare i media, snaturandoli. Tutto ciò se si ostina a dare a quest'antologia un significato diverso da quello che possiede: e cioè un valore, per così dire, da documento "storico", anche se fa impressione utilizzare questo termine per un libro di appena tre anni fa...

LIPPERINI L. (CUR.)
NOTTE DEI BLOGGER (LA)
Editore: EINAUDI
Pubblicazione: 10/2004
Numero di pagine: 358
Prezzo: € 12,50

EAN: 9788806171995
 
Di Admin (del 14/08/2007 @ 08:49:11, in Libri di narrativa, linkato 2843 volte)
Segnaliamo un libro edito nel 2005 da Arcanamusica per l'interessante collana Controculture, che raccoglie una serie di pubblicazioni accomunate dal tentativo di osservare il mondo con uno sguardo "altro", non istituzionale, lontano dai consueti cliché letterari: si tratta di Junkie Love di Phil Schoenfelt, racconto "dannato" di una coppia di tossici e del loro rapporto con l'eroina. L'autore ha un'esperienza diretta di dipendenza dalla droga e il romanzo stesso ha un taglio molto autobiografico. L'ambientazione è nella Londra degli anni ottanta, e in particolare nello storico quartiere di Camden Town, zona in cui si tiene un famoso e pittoresco mercato, spesso frequentato da tossici e spacciatori. Phil, il protagonista, ha deciso di smettere con l'eroina quando incontra Cissy, principessa tossica dal fascino inavvicinabile: dalla chimica tra i due nasce una storia d'amore tormentata in cui, neanche a dirlo, tutto gira intorno ad un terzo incomodo, la dipendenza da eroina. L'autore non ha timori di svelare il fondo nero che si cela dietro la sua storia personale, portando alla luce microstorie di miseria umana, dotate però singolarmente di un sinistro fascino border-line. Il risultato letterario è sorprendente, grazie alla capacita di Schoenfelt di alternare crudezze da romanzo naturalista a slanci gotici e surrealisti, fondendo insieme un'interessante miscela di realtà/irrealtà. Non è Burroughs, come qualcuno ha incautamente suggerito, ma sicuramente val la pena di leggerlo, inserendosi nel solco delle storie dannate della letteratura inglese ed americana.

SHOENFELT PHIL
JUNKIE LOVE
Editore: ARCANA
Pubblicazione: 05/2005
Numero di pagine: 200
Prezzo: € 12,50
EAN: 9788879663915
 
Di Roberto Seoni (del 10/08/2007 @ 07:00:31, in Libri di narrativa, linkato 6171 volte)
L'editore BUR pubblica in edizione economica (8,90 euro) un romanzo dell'anno scorso del giovane autore Benjamin Kunkel, laureato ad Harvard e direttore a New York della rivista letteraria N+1. La cifra essenziale di questo lavoro è, come suggerisce il titolo, l'Indecisione. A parere di Kunkel raccontare la sua generazione, quella dei venticinque-trentenni di oggi, significa fare i conti con una forma quasi patologica di "rifiuto della scelta", sia essa intesa come definitiva o temporanea. La rappresentazione in chiave letteraria di questa condizione è affidata alle sorti del protagonista del romanzo, il ventottenne Dwight che, come snocciola la quarta di copertina, ha "una buona famiglia alle spalle (i genitori divorziati, un'amata sorella maggiore, Alice) e un lavoro precario e molto insoddisfacente: è laureato in filosofia, ma risponde all'Help Desk di un colosso farmaceutico". Il nostro Dwight è affetto fin dalla più tenera età da una cronica incapacità di prendere decisioni: "al pranzo del Giorno del Ringraziamento restava bloccato con le posate in aria perchè non sapeva da cosa cominciare"; "dal tacchino, dal ripieno o dalla salsa di mirtilli"? La sua catarsi in età matura è rappresentata da una monetina che utilizza per cercare di orientarsi nel labirinto di scelte imposte dall'esistenza. Quando si accorge che è diventato necessario trovare una soluzione "definitiva" per sottrarsi alla "malattia" che gli condiziona la vita, ecco presentarsi su un piatto d'argento, sotto forma di pasticca, un farmaco sperimentale, l'Abulinex, il rimedio alle sue pene. Fornitagli da un coinquilino studente di medicina, il miracoloso farmaco promette di "guarire dalla sindrome di indecisione cronica" e renderlo finalmente una persona "completa". Gli effetti dell'assunzione sembrano essere incoraggianti: il giovanotto si trova d'impulso catapultato in un viaggio verso l'Ecuador, alla ricerca della sua "compagna di liceo più bella e ammirata", Natasha. Poco importa che le cose non vadano esattamente come aveva preventivato...

Con un tantino di superficialità, alcuni opinionisti letterari hanno scomodato pietre miliari del romanzo di formazione, come addirittura Il giovane Holden, per definire questa opera prima di Benjamin Kunkel: la realtà diremmo, è molto più prosaica. Poche le idee, poche le novità, scarsa la struttura. Il romanzo appare come un tentativo del suo autore di conquistarsi un facile plauso da parte di lettori distratti, senza rischiare molto. Non convince la teoria, anch'essa superficiale, della "Generazione No Decision", nè i rapporti tra i personaggi emergono mai da una generale sensazione di "posticcio", da un'apparenza deteriore da telefilm "made in USA". Non è questa la nuova generazione di autori americani che possa rivitalizzare la letteratura statunitense.

KUNKEL BENJAMIN
INDECISION
Editore: RIZZOLI
Pubblicazione: 02/2007
Numero di pagine: 328
Prezzo: € 8,60
EAN: 9788817014809
 
Di Roberto Seoni (del 06/08/2007 @ 07:00:51, in Libri di narrativa, linkato 2033 volte)
La poetica del grande scrittore israeliano Amos Oz è tutta in una piccola locuzione piuttosto singolare, con cui descrive nel suo romanzo Una storia di amore e di tenebra lo stato, fisico e immaginifico, della montagna che si erge davanti alla sua casa d'infanzia, in parte interrandola: il "freddo muto del buio", triplice sinestesia che confondendo e contaminando tre differenti sfere sensoriali, sembra trasferire al lettore, attraverso la magica forza delle parole, la pienezza di una sensazione, di un'immota e impalpabile quiete, forse solo un po' sinistra per la presenza dell'oscurità.

Dicevamo del romanzo Una storia di amore e di tenebra: insieme l'epopea di una famiglia, quella dello scrittore, di un paese, naturalmente Israele e di un individualità, che andrà formandosi e delineandosi pian piano, presentandosi lentamente alla coscienza, emergendo dalla fitta nebbia di una miriade di rapporti interpersonali e personaggi, dalla storia di una collettività (la famiglia, la nazione). Del resto la storia di Amos Oz è un po' la storia del suo paese: un'infanzia e un'adolescenza tra Gerusalemme e il kibbutz di Hulda, poi, tra mille difficoltà, lo studio, il successo, la fama. La Gerusalemme descritta nell'opera è una città "epica" che ha il suo rovescio in Tel Aviv, che rappresenta la modernità. A far da tramite tra queste realtà, il paesaggio della Palestina, spoglio, inconsistente, eppure così irrinunciabile. Il timore di un nuovo genocidio degli ebrei è un sottotraccia sinuoso e impalpabile, che giustifica i pensieri e le azioni; ma in fondo al centro del romanzo c'è qualcosa di più personale, intimo. E' il suicidio della madre di Amos Oz, nel 1952, alla vigilia del suo bar mitzvah (a tredici anni e un giorno nella religione ebraica i ragazzi diventano "figli del comandamento", responsabili per sé stessi nei confronti della Halakah, la legge ebraica). Si tratta di un tabù che per Oz va sfiorato con dolcezza, accarezzato in un flusso di coscienza che esplora la tragedia senza urtarla. In fondo alla strada resta solo la pienezza insondabile della terra, il "freddo muto del buio" che l'accompagna.

OZ AMOS
STORIA DI AMORE E DI TENEBRA (UNA)
Editore: FELTRINELLI
Pubblicazione: 05/2005
Numero di pagine: 627
Prezzo: € 12,00
 
Di Paola Giovanettoni (del 03/08/2007 @ 07:00:23, in Libri di narrativa, linkato 19464 volte)
Craig Gilner ha 15 anni, vive a Brooklyn con mamma, papà, sorella e ha studiato sodo per essere ammesso in una delle scuole superiori più prestigiose d’America: la Executive Pre-Professional High School di Manhattan. Potrebbe, o dovrebbe, essere il preludio ad una vita di successo: finite le scuole superiori una laurea ad Harvard e poi soldi carriera, una famiglia perfetta e forse un futuro da Presidente. Chi entra alla Executive Pre-Professional High School, del resto, viene formato proprio per questo…

Peccato che non sia tutto oro quel che luccica e infatti, sin dalle prime pagine, Craig Gilner si trova a fare i conti con il Dottor Barney, psicofarmacologo, che gli prescrive una bella terapia a base di Zoloft e strizzacervelli. E’ la Dottoressa Minerva cui Craig racconta di un mondo fatto di Tentacoli – “le attività malefiche che invadono la mia vita” - e Ancore – “sono le cose che mi tengono la mente occupata e mi fanno sentire bene temporaneamente” – un mondo, o meglio, una vita che Craig non si sente in grado di affrontare perché mette troppo sotto pressione.

Il migliore amico non manca, Aaron, e la prima cotta neanche, Nia, disinibita ragazza col piercing che si mette proprio con Aaron. I problemi veri però iniziano quando Craig decide che è ora di smetterla con lo Zoloft; interrotte le medicine il mondo si fa ancora più insopportabile. Studiare è impossibile, i compiti si accumulano, i voti diventano mediocri. Ecco che lo stress giunge al culmine e Craig decide che è ora di farla finita, sì un suicidio è quello che ci vuole però… qualche ripensamento e, prima di uscire per incamminarsi verso Il Ponte da cui si getterà, compone il numero del Telefono Amico, che gli suggerisce il Numero 1-800-Suicidio: a questo numero gli si sueggerisce di andare a farsi ricoverare all’Argenon Hospital. Detto fatto, Craig esce da una porta ed entra da un’altra. Il mondo dell’ospedale lo rigenera, si sente protetto e finalmente normale, la pressione piano piano svanisce, un hobby potrebbe diventare un lavoro – disegnare strane cartine stradali- la felicità assume le fattezze di Noelle. Basta poco e Craig trova la propria cura: abbandonare la Pre-Professional High School a favore di una scuola d’Arte, ovvero liberarsi dalle aspettative che il Mondo sembra avere nei suoi confronti ed iniziare a vivere il che significa, semplicemente, agire e non pensare.

Cavolo, perché mai ho provato a suicidarmi? Il mio cervello non vuole più pensare: tutto d’un tratto vuole fare…Prova a disegnare una persona nuda. Prova a disegnare Noelle nuda. Viaggia. Vola. Nuota. Incontra. Ama. Danza. Vinci. Sorridi. Ridi. Fermati e Respira. Cammina. Saltella. Scia. Gioca a pallacanestro. Corri. Corri. Corri. Corri a casa. Corri a casa e divertiti. Divertiti. Prendi questi verbi e goditeli. Sono tuoi, Graig. Te li meriti perché li hai scelti. Avresti potuto lasciarteli tutti alle spalle e invece hai deciso di restare qui. Perciò adesso vivi per davvero, Graig. Vivi.Vivi. Vivi. Vivi. Vivi”.

VIZZINI NED
MI AMMAZZO, PER IL RESTO TUTTO OK
Editore: MONDADORI
Pubblicazione: 04/2007
Numero di pagine: 333
Prezzo: € 13,00
EAN: 9788804565543
 
Di Francesca Cingoli (del 02/08/2007 @ 07:00:19, in Libri di narrativa, linkato 5178 volte)
La casa del silenzio è un bellissimo romanzo sulla Turchia di oggi, le sue contraddizioni e i suoi squilibri, e sull’incomunicabilità del vivere moderno: un romanzo corale con tante voci narranti, che si alternano ad ogni capitolo. Ognuna racconta la sua storia. La vecchia Fatma, chiusa nella sua casa decadente fuori Istanbul, preda dei rancori e degli odi del passato, passa le giornate e le lunghe notti insonni a recriminare sul marito morto, medico e attivista politico, sulle sofferenze e umiliazioni della loro vita insieme; il nano Recep, che serve da anni Fatma, in una quotidianità silenziosa e modesta, scandita dagli impegni della casa, e dalle voci che affiorano dalla sua infanzia; il giovane Hasan, che lo zio Recep vorrebbe vedere studiare, sogna l’amore e invece si mischia con giovani farabutti e teppisti che circolano in bande per Istanbul tra violenze e bravate; Faruk, il più grande nipote di Fatma, alcolizzato come il padre e come il nonno, storico alla ricerca di risposte che la vita non potrà mai dargli, in grado solo di sfogare nel cibo e nell’alcol il dolore e il rimpianto per il matrimonio fallito; Nilgün, giovane progressista, colta e sognatrice, che ha una visione ingenua della politica e di una rivoluzione improbabile; Metin, il più giovane del gruppo, dalla mente matematica brillante, studiosissimo e arrivista, che sogna di andare a vivere negli Stati Uniti, per fare fortuna e soldi, e tornare a Istanbul da vincitore. I tre ragazzi sono in visita dalla vecchia nonna, come ogni estate, nella grande casa, che risuona di tanti rumori, voci e chiacchiere, ma di nessuna vera parola: ognuno dei protagonisti ha mondi da fare uscire, insoddisfazioni, sogni, rimpianti da colmare, ma nessuno riesce a farlo, e tutti vivono tra conversazioni fatte di nulla, e grandi monologhi interiori nei quali sfogano tutta la loro vita sospesa. Un romanzo sul non detto, sulla disillusione e sui sogni infranti, ma soprattutto sull’incapacità di conoscersi per accettarsi: ci sono segreti da svelare, e vite da compiangere ne La casa del silenzio. Un libro in cui tradizione e modernità si scontrano, in un perenne squilibrio sociale e politico, e in un amalgama di sentimenti spesso in contraddizione. Non ci sono vincitori né vinti, ma una sospensione nel tempo che sa di fallimento e disperazione, intrisa di dolore e di tanta aggressività, in una Turchia alla vigilia della guerra civile. La casa del silenzio è una lettura ricchissima che lascia una profonda malinconia, insieme al piacere per lo stile articolato, multicolore, di grande raffinatezza del premio Nobel Orhan Pamuk.

PAMUK ORHAN
CASA DEL SILENZIO (LA)
Editore: EINAUDI
Pubblicazione: 05/2007
Numero di pagine: 376
Prezzo: € 12,80
EAN: 9788806183516
 
Di Francesca Cingoli (del 26/07/2007 @ 07:00:20, in Libri di narrativa, linkato 3635 volte)
Quando le milizie arabe a cavallo attaccano il suo villaggio, Valentino Achak Deng vede i suoi amici ammazzati, le case incendiate, la sua famiglia dispersa e in fuga. Ancora bambino si salva fuggendo: lascia Marial Bai, e tutta la sua vita, il negozio del papà, il giallo splendente della lunga veste della mamma, i giochi con gli amici e la sorella, i primi amori. Achak non sa nulla della guerra civile che lacera il suo paese, il Sudan: può solo scappare per salvarsi, e corre, corre per giorni e notti. E’ attraverso l’esperienza sconvolgente di Valentino Achak Deng che Dave Eggers affronta il difficile racconto della guerra civile sudanese nel libro Erano solo ragazzi in cammino. Un racconto lucido, onesto e commovente, che a tratti è attraversato da una vena ironica e umoristica, nella quale si riconosce la penna del “formidabile genio” di Dave Eggers. La fuga a piedi dal villaggio e dallo sterminio del popolo Dinka, la lunga marcia fino all’Etiopia alla ricerca della pace e di una nuova vita - migliaia di bambini in cammino, I Bambini Perduti, quelli orfani, o separati dai genitori, che non hanno nulla se non la forza di camminare e sognare. Una lunga marcia di fame, disperazione, malattia, sotto il costante rischio di attacchi, o l’altrettanto pericoloso arruolamento forzato dei ribelli. Dopo l’Etiopia un nuovo cammino che porta i ragazzi in Kenia, a creare il più grande campo profughi della storia, Kakuma. Decine di migliaia di rifugiati assistiti dalle Nazioni Unite, tra i quali Achak, che vive a Kakuma per 10 lunghi anni, in una semi-esistenza con cibo razionato e la speranza di una vita vera. Dal Kenia Achak avrà la possibilità di essere tra i profughi accolti negli Stati Uniti, e nell’ironia della sua vita al limite dell’epopea, sale sull’aereo diretto a Miami l’11 settembre 2001: da Atlanta, dove vive, racconta la sua storia, a metà strada tra biografia e romanzo. Una storia di sopravvivenze e di amicizie, nella quale c’è anche spazio per l’amore adolescenziale e per quello adulto, la scoperta della ferocia umana in Sudan e della violenza quotidiana in America. Una storia che è fatta anche di fiducia, verso le tante mani che si sono tese per dare sostegno e aiuto, in Africa nel campo profughi, e in America, con gli “sponsor” e le organizzazioni umanitarie. E di fiducia tradita: perché nell’agognata America Achak scopre l’esistenza di una nuova guerra, il pericolo di aprire la porta di casa agli sconosciuti, o lo sgomento nell’entrare in un ospedale senza copertura assicurativa. Quella di Valentino Achak Deng è una vita da leggere e da conoscere, per dare una forma all’esistenza delle migliaia di profughi senza volto e nome, vittime di guerre tanto inutili quanto dimenticate, poco “fotogeniche” e mediatiche. Un libro sorprendente, una storia toccante, terribile ma capace anche di grande poesia, nella quale la personalità di Eggers si fa generosamente da parte per lasciare il campo a Valentino Achak Deng e al suo racconto. A lui e alla sua fondazione, sono destinati tutti i proventi del libro: www.valentinoachakdeng.com.
 
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