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 Venezia... di Matteo Ulrico Hoepli
 
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Non ci sono libri morali o immorali. Ci sono libri scritti bene o scritti male.

Oscar Wilde
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 03/10/2007 @ 17:59:38, in Libri di narrativa, linkato 28345 volte)
Segnaliamo l'uscita del romanzo L'eleganza del riccio, edito in Italia da E/O, grande caso letterario del 2007 in Francia. Il volume ha conosciuto nel paese transalpino 6 ristampe e ha venduto complessivamente 600.000 copie, ha conquistato vari premi e ha già venduto i propri diritti cinematografici. L'autrice, Muriel Barbery, laureata in filosofia , è nata a Casablanca, in Marocco, nel 1969. La storia è ambientata in una splendida Parigi; la cornice è quella di un elegante caseggiato abitato dall'alta borghesia della capitale francese. Dalla finestre del palazzo, la portinaia Renée osserva lo scorrere vacuo di quest'esistenza lussuosa: Renée sembra avere in un certo senso antropoformizzato la propria condizione vitale. E' "grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente", quasi a confermare i luoghi comuni sui portinai: ma in segreto coltiva una grande cultura da autodidatta, ama "l'arte, la filosofia, la musica e la cultura nipponica". L'altra protagonista del romanzo è la dodicenne Paloma, figlia di un ministro incapace di comprendere i pensieri della ragazzina; Paloma ha una sensibilità spiccata e un'intelligenza brillante. Incompresa e stanca di vivere ha deciso di farla finita il giorno del suo compleanno, il 16 giugno. Fino a quel momento continuerà a fingersi una dodicenne mediocre, senza particolari qualità, simile a tante sue coetanee.
Due personaggi "nascosti" dunque, che al di là della propria esistenza "ufficiale", mantengono una vita segreta e intima. L'occasione per conoscersi sarà rappresentata dall'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese che saprà smascherare l'antico e ben custodito segreto di Renée.

BARBERY MURIEL
ELEGANZA DEL RICCIO (L')
Editore: E/O
Pubblicazione: 09/2007
Numero di pagine: 321
Prezzo: € 18,00
EAN: 9788876417962
 
Di Benedetta Secchi (del 09/10/2007 @ 20:56:13, in Libri di narrativa, linkato 7109 volte)
Bill Bryson, uno dei migliori e più venduti scrittori di viaggio, con il suo ultimo libro, The Life and Times of the Thunderbolt Kid, pubblicato in Italia da Guanda con il titolo Vestivamo da Superman, racconta in modo assolutamente vivace, ironico e divertente come è stato crescere negli anni 50. Bryson nasce nel 1951,a metà di quello che viene spesso indicato come il secolo del sogno americano, a Des Moines, una cittadina che si trova al centro dell'Iowa, uno stato del centro degli USA nel pieno di quella che sarà definita ed indicata come la generazione più grande della storia degli Stati uniti, i “baby boomers”.Come molti bambini della sua generazione cresce con una grande fantasia tale da permettergli di crearsi un alter ego, una vita fittizia in cui, semplicemente indossando una vecchia felpa rossa con una stampa a forma di fulmine e un asciugamano come mantello, si trasforma nel temibile THUNDERBOLT KID/RAGAZZO FOLGORE, che riesce, con la sola potenza del suo sguardo ad annientare i nemici vaporizzandoli e a scappare da situazioni potenzialmente pericolose. Attraverso il racconto di come avviene questa metamorfosi, Bryson ci racconta la vita quotidiana della sua famiglia e della sua città natia, un viaggio indietro nel tempo, una storia vera della vita negli anni Cinquanta, così vicina a quella di molti lettori, ma a tratti così diversa da far pensare che sia davvero il racconto di una famiglia di un'altra galassia: era l'epoca in cui tutto ciò che era tecnologico, auto, tv, elettrodomestici di ogni genere e tipo (per non parlare poi del boom del nucleare e di progetti assurdi come razzi per l’invio della posta) si diffondeva rapidamente e diventava sempre più comune di anno in anno, l'epoca in cui nulla sembrava essere nocivo, ma anzi, DDT, sigarette e colori al piombo sembravano non solo innocui, ma che potessero addirittura far bene alla salute. Bryson fornisce ritratti deliziosi e coinvolgenti di quanti hanno gravitato intorno a lui e hanno contribuito ad arricchire la sua vita di bambino: il padre, un giornalista sportivo dall'indiscusso talento, che scriveva per il giornale locale e che aveva abitudini buffe, come la pratica di ginnastica isometrica, una fortissima propensione al risparmio, e la strana abitudine di fare spuntini notturni indossando pigiami adamitici; la mamma, anch'essa giornalista per la testata locale, esperta di decoro d'interni e di tutto quanto concernesse la cura della casa, ma in realtà alquanto sbadata e poco incline ai piaceri della vita domestica; infine i due compagni, i due amici, Willoughby e Katz che trascinano Bryson in una serie di avventure rocambolesche e che lo fanno avvicinare ai piaceri dell’adolescenza e della rivoluzione del 1968.Un libro spiritoso, divertente ricco di quello humour sagace e brillante che saprà conquistare tutti quelli che sono stati bambini e che, probabilmente, vorrebbero esserlo tuttora.

È così che va il mondo, naturalmente. Le cose vengono gettate via. La vita prosegue. Ma spesso penso sia un peccato non aver tenuto le cose che ci rendevano diversi e speciali e attraenti negli anni Cinquanta... Che bel mondo sarebbe. Che bel mondo era. Non rivedremo più nulla di simile, temo.

BRYSON BILL
VESTIVAMO DA SUPERMAN
Editore: GUANDA
Pubblicazione: 06/2007
Numero di pagine: 309
Prezzo: € 16,00
EAN: 9788860880529
 
Di Francesca Cingoli (del 11/10/2007 @ 15:25:54, in Libri di narrativa, linkato 27154 volte)
16 luglio 1942. Nello stadio del Vélodrome d’Hiver a Parigi furono rinchiuse dalla polizia francese migliaia di famiglie ebree, vittime dei rastrellamenti notturni ordinati dai nazisti. Oltre 4000 furono i bambini imprigionati. Rimasero ammassati lì per giorni, senza cibo, senza acqua, in attesa di essere deportati nei campi vicino a Parigi; molti finirono ad Auschwitz. Sarah Starzynski aveva 10 anni quando i poliziotti francesi, improvvisamente trasformati in nemici, irruppero nel suo appartamento nel Marais, portandola via insieme ai genitori, giusto il tempo di vestirsi. E di nascondere il fratellino di 3 anni, Michel, dentro l’armadio segreto, sicura di rientrare subito a casa, liberarlo dal nascondiglio, e riprendere la vita di sempre. Così, con la chiave dell’armadio in tasca, Sarah si mise in fila, insieme a tutti gli altri, sotto gli sguardi indifferenti dei vicini di casa. La storia di Sarah prese quella notte un strada molto diversa, fatta di paura, atrocità, ma anche generosità e conforto. E segnata da una promessa che Sarah non fu in grado di mantenere e con cui dovette continuare a convivere, confrontandosi con il dolore e con il senso di colpa. Sessant’anni dopo, una giornalista americana residente a Parigi, Julia Jarmond, ha l’incarico di preparare un reportage sui fatti dell’estate 1942. Attraverso le sue indagini e le interviste ai sopravvissuti, Julia scopre un legame inatteso e profondo con la piccola Sarah, che la porterà a ripercorrerne a ritroso il cammino, per riallacciare le fila del ricordo, del perdono e della pace. Un romanzo intenso e commovente, una storia raccontata, per la prima metà del romanzo, a due voci, quella del passato e quella del presente, in cui il racconto di Sarah e quello di Julia si alternano, per poi incontrarsi, intrecciarsi e procedere insieme. Ambientato tra Parigi e New York, il romanzo è il racconto di un segreto, sconvolgente e appassionante, che coinvolge più famiglie attraverso sessant’anni di storia. La chiave di Sarah appartiene a quel genere di romanzi che ti incatenano con la potenza della loro storia, nonostante alcune prevedibilità del racconto, e una seconda parte che perde un poco di forza e d’intensità, con qualche concessione di troppo alle vicende amorose di Julia. Su tutto, però, il romanzo ha il pregio di raccontare con passione ed efficacia una pagina di storia vergognosa e sconosciuta ai più, che è una pagina di atrocità ma anche di indifferenza, sulla quale riflettere, perché il valore di ogni storia, e di ogni piccola Sarah, è semplice, e universale, come le parole ebraiche che si stampano nel cuore di chi legge: Zakhor. Al Tichkah. Ricorda. Non dimenticare mai.

DE ROSNAY TATIANA
CHIAVE DI SARAH (LA)
Editore: MONDADORI
Pubblicazione: 01/2007
Numero di pagine: 319
Prezzo: € 17,50
EAN: 9788804563723
 
Di Francesca Cingoli (del 23/10/2007 @ 13:45:36, in Libri di narrativa, linkato 8727 volte)
David Sedaris è stato di recente incoronato dagli americani come il più grande umorista vivente, qualcosa di molto vicino al “genio comico”, ma non aspettatevi da lui facili risate e battute a raffica. Quello di Sedaris è un umorismo contenuto, tagliente, a tratti caustico, che libera d’un tratto il sorriso nel lettore con imprevedibilità e sorpresa. Il suo romanzo Mi raccomando: tutti vestiti bene è costituito da una serie di racconti, “short stories” di scene di vita familiare, tratti dallo spettacolare archivio domestico di Sedaris. Scene che ritraggono una famiglia fondamentalmente normale, percorsa a tratti da una leggera vena di follia e paradosso, come tutte le famiglie che si rispettino. Lo sguardo con cui Sedaris si eleva a guardare i suoi cari è duro, grottesco e disincantato: assolutamente verosimile e gustoso, perciò, il particolare dei suoi familiari che hanno paura a raccontare a David i loro segreti e confidenze, consapevoli del fatto che tutto finirà sulla carta, e in libreria, in un lampo. Nonostante questo, non c’è mai crudeltà nel disincanto, e i personaggi sono ritratti con un fondo di dolcezza e amore malinconico, che traspare da ogni pagina: le sorelle strampalate, il fratello Paul, primitivo e rozzo, il macho della famiglia, il padre inconcludente che non mantiene nessuna promessa, e la madre, che dorme dovunque, tranne che a letto. E c’è anche lui, David Sedaris, protagonista delle sue storie, con la sua vita, i suoi mille lavori – esilarante quando descrive la sua avventura da uomo delle pulizie – le difficoltà di essere un adolescente gay in una serata di strip poker, il rapporto con il fidanzato e la scelta della nuova casa, il tutto raccontato con una bella dose di autoderisione e un poco di cinico compiacimento. Un romanzo sulla vita comune, di persone apparentemente normali, di momenti familiari e domestici scontati, e resi inverosimili dalla capacità di Sedaris di svelare il grottesco in ogni particolare. Non tutti i racconti raggiungono l’effetto sperato, non tutti strappano il sorriso e la risata, ma quelli meglio riusciti sono travolgenti: come il racconto di David, igienista maniaco compulsivo, di fronte alla sporcizia e al disordine a casa della sorella Tiffany, la lotta contro la tentazione di spazzolone e detersivo, e la disfatta finale, l’acqua calda nel lavello per pulire il pavimento e “salvare la vita” della sorella dannata e un po’ barbona. Perché contro se stessi non si vince mai. E talvolta su queste sconfitte si riesce anche a ridere.

SEDARIS DAVID
MI RACCOMANDO: TUTTI VESTITI BENE
Editore: MONDADORI
Pubblicazione: 02/2007
Numero di pagine: 236
Prezzo: € 8,40
EAN: 9788804564034
 
Di Francesca Cingoli (del 08/11/2007 @ 18:30:34, in Libri di narrativa, linkato 7320 volte)
Quando la vecchia zia Rosamond muore, sola nella sua casa piena di ricordi nello Shropshire, tocca alla nipote Gill occuparsi del funerale e del riordino della casa. Zia Rosamond se n’è andata seduta nella sua poltrona preferita, circondata dalle foto di tutta la sua vita e con in mano un microfono. Una bottiglia di whisky e un vecchio disco le hanno fatto compagnia, guidandola prima al ricordo poi all’oblio. I suoi ultimi istanti sono stati un lungo dialogo con se stessa, con il suo passato, i suoi amori, i suoi rimpianti, tutto inciso in 4 cassette, lasciate a Imogen. Gill non ricorda bene Imogen, ha una lontana immagine di una bella bambina bionda non vedente, che crede di aver incontrato tanti anni prima insieme alla zia…ma nessun indizio per rintracciarla e consegnarle l’eredità della zia. E soprattutto per comprendere il mistero che la lega alla sua famiglia. Ed è così che, sulle orme di questa ragazza scomparsa nel passato, Gill ascolta le cassette, immergendosi nella vita di Rosamond, attraverso la sua voce di donna matura, stentata e a tratti rotta dall’emozione. Nei nastri registrati un’intera vita, con tanti volti di donne, che si susseguono in un collage di ricordi dolorosi e dolci allo stesso tempo, psicodrammi familiari e intime lacerazioni d’amore. Per una volta Jonathan Coe si butta in un’avventura tutta al femminile, un racconto non facile, nel quale le immagini delle fotografie si intrecciano a musica e voce. Sono ricordi a colori e in bianco e nero di una vita, di più vite che si sono strette in vincoli di amicizia, frammenti di storie che la voce di Rosamond riporta in vita, donando attraverso la sua voce il sapore della realtà a chi, come Imogen, non la può vedere. Nel complesso un bel concerto di colori e parole, scandito dal fermo immagine di 20 fotografie, il cui racconto si appoggia alla forza travolgente dei corsi e ricorsi e delle coincidenze, che regalano razionalità e senso all’inconcludenza sconcertante della vita.
"A me piace la pioggia prima che cada." "Non esiste una cosa così." "E’ proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale”.
Un buon libro, scorrevole e avvincente, dedicato alle donne e al loro continuo cercare: a questo racconto femminile Jonathan Coe aggiunge una scelta coraggiosa e inaspettata, che porta a esplorare emozioni e sentimenti anche omosessuali. Siamo ormai lontani dai guizzi e dall’originalità de La famiglia Winshaw e de La casa del sonno, ma Coe sembra recuperare con questo romanzo la sua intensità, e la sua capacità di raccontare storie, dando forma e colore all’affascinante complessità dell’animo femminile.

COE JONATHAN
PIOGGIA PRIMA CHE CADA (LA)
Genere: Libri
Editore: FELTRINELLI
Pubblicazione: 07/2007
Numero di pagine: 222
Prezzo: € 16,00
EAN: 9788807017292
 
Di Roberto Seoni (del 16/11/2007 @ 15:57:54, in Libri di narrativa, linkato 2761 volte)
Sul filo sgangherato e romantico della nuova cinematografia dell'Europa Orientale, questo romanzo di Gary Shteyngart, autore nato a Leningrado nel 1972, ma trapiantato negli Stati Uniti dall'età di 7 anni, costituisce un'onda di piena letteraria, un visionario ottovolante che trascina il lettore in un vortice di avvenimenti in gran parte poco sensati. Se alla radice sembra esserci il conflitto tra la concretezza dell'uomo occidentale ed il perenne zigzagare dell'anima slava, sempre troppo esposta alle emozioni e al pulsare della propria sensualità, in fondo si trova un divertente racconto che ha per protagonista un aspirante rapper sovrappeso, Misa Vainberg, "trentenne ebreo americano prigioniero nel corpo di un russo". Misa è il figlio dell'Amato Padre, gangster del dopo Muro e milleduecentotrentottesimo uomo più ricco di tutte le Russie. Il suo problema è che, dopo la morte violenta del padre per mano di altri due criminali, non può lasciare la Russia per fare ritorno nell'amata America; perchè l'ambasciata statunitense gli nega il visto. Il motivo è che l'Amato Padre ha ucciso, prima di morire, un cittadino americano dell'Oklahoma. Per raggiungere l'America e l'amata Rouenna, ragazza newyorkese del South Bronx, Snack Daddy dovrà affrontare un delirante viaggio nell'Absurdsvani, antica repubblica sovietica che si barcamena tra guerre e loschi affari.
Paragonato a Bulgakov per il sopravvivere della sua essenza visionaria, Gary Shteyngart si rivela un autore estremamente interessante, sicuramente da seguire nei suoi prossimi lavori.


SHTEYNGART GARY
ABSURDISTAN
Editore: GUANDA
Pubblicazione: 09/200
Numero di pagine: 365
Prezzo: € 16,00 EAN: 9788860880369
 
Di Francesca Cingoli (del 23/11/2007 @ 18:30:20, in Libri di narrativa, linkato 13727 volte)
Padre e figlio in cammino in un mondo che non c’è più: ne La strada di Cormac McCarthy tutto è grigio, livido e desertico, il mondo è ridotto al fantasma di se stesso, probabilmente per un conflitto nucleare che lo ha completamente annientato. Lo scenario è inumano, scheletrico: nel grigiore fatto di cenere, alberi carbonizzati, strade fuse dal calore, acqua nera e minacciosa, carcasse di uomini, di animali, spettri di città. Non ci sono pesci, non ci sono uccelli, nulla che si possa cacciare o mangiare. Solo un silenzio opprimente. Non c’è più niente, e niente ha più senso, neanche i nomi, i soldi, i negozi. Padre e figlio in cammino, senza nomi, anche loro, e senza volti. C’è solo il dolore, la sofferenza, la fame, i corpi martoriati e scheletrici a raccontarci la loro storia, soli, con un carrello della spesa a contenere la loro vita, e una meta vaga e inconsistente come la realtà: in fondo, verso sud, dove forse c’è ancora qualcosa. Ci sono, nel dolore del padre, i ricordi di quando c’era una vita, una famiglia, domeniche di festa e progetti da fare, immagini da raccontare al figlio, che, nato al tempo del disastro, non ha visto nulla del mondo. Non ci sono progetti possibili sulla strada, né futuro da immaginare, ma giornate tutte uguali, a cercare di mangiare e di non morire, perché il mondo è spento per sempre, e forse non meritava davvero più di esistere: i cadaveri e la cenere sono le uniche spoglie del suo passato, i resti di una moderna apocalisse. Ci sono predoni lungo la strada, corpi in cammino, la cui umanità è stata abbandonata da tempo, cannibali per necessità, assassini per disperazione, in una lotta per la sopravvivenza che conosce solo l’orrore e la bestialità primitiva.
"Ma noi siamo i buoni, vero papà? Noi portiamo il fuoco"
E’ nell’ingenuità candida e addolorata del bambino che si sente tutto lo strazio, il calore e la speranza contrapposte alla brutalità e alla sopraffazione. La sua è una tenerezza che fa molto più male dell’orrore, e che si aggrappa alla fiducia e all’amore del padre. Una speranza struggente che si nutre di piccole cose: notti abbracciati stretti, tremanti sotto la pioggia, il fuoco a scaldare; il sapore di una Coca-Cola, una lattina trovata chissà dove, che il bambino non aveva mai conosciuto, bollicine come memoria di una civiltà suicida; un bagno caldo in un rifugio insperato. E la promessa di non abbandonarsi mai. La strada è un libro nudo che ferisce a ogni pagina, da leggere piano, trattenendo il fiato. L’autore stesso, consapevole della potenza delle sue parole, lo presenta a piccoli paragrafi, e sembra quasi voglia lasciare il tempo di respirare, di deglutire e di tirare innanzi. Come il padre e il figlio, verso il nulla che li aspetta. Un romanzo visionario, disperato e feroce: il libro più intenso letto quest’anno.

MCCARTHY CORMAC
STRADA (LA)
Editore: EINAUDI
Pubblicazione: 09/2007
Numero di pagine: 218
Prezzo: € 16,80
Prezzo NicePrice: € 14,99
EAN: 9788806185824
 
Di Francesca Cingoli (del 22/01/2008 @ 15:41:17, in Libri di narrativa, linkato 9989 volte)
Il violino nero è un breve e appassionante libro sull’ossessione, sull’amore e sulla musica. La copertina nera (dopo quella bianca di Neve) custodisce una favola, ambientata alla fine del '700 a Venezia. E’ qui che Johannes Karelsky, precoce genio musicale, violinista, viene portato gravemente ferito: siamo in piena campagna napoleonica. È la prima volta che Johannes vede Venezia, la sua spettacolare maestosità, lo sfarzo e la ricchezza dei palazzi, ma anche la malinconica oscurità dei canali, l’umidità che avanza e le crepe, nascoste dagli arazzi e dai damaschi, di una città consapevole della sua fragilità e del suo ineluttabile disfacimento. Johannes è ospitato a casa di un vecchio liutaio, Erasmus, che è cresciuto nella bottega dei mitici Stradivari, nel culto della grande musica e nella passione artigianale e maniacale per i violini. Il destino fa incontrare i due uomini, accomunati dallo stesso furioso amore per la musica. Un violino nero è appeso in casa di Erasmus, un piccolo capolavoro di ebano, che porta con sé un terribile segreto di amore e di morte. Partendo dalla storia del violino nero, in una drammatica partita di scacchi, giocata su una preziosa scacchiera, Erasmus racconta a Johannes la sua ossessione per una donna, Carla Ferenti, una giovane nobile veneziana famosa per una voce da soprano mai udita da orecchio umano. E’ stato per amore della donna, e per la volontà di risentirne la voce incantatrice, che Erasmus ha creato il violino nero, in un’appassionata e a tratti diabolica scommessa con se stesso e la sua arte: trasformare la musica in vita. E dato che il violino è lo strumento che più di altri è in grado di avvicinarsi alla voce umana, Erasmus ha plasmato il suo strumento come se fosse un corpo di donna, e lo ha fatto nero come gli occhi e la chioma dell’amata Carla, che lui, semplice liutaio, non potrà mai avere. Ne rimarrà conquistato, fino alla rovina. La favola scura e nera come l’ebano che Maxence Fermine racconta attraverso le parole di Erasmus, svela a Johannes un’ossessione che anche lui conosce, e che gli fa compagnia nei suoi sogni, quella di mutare la vita in musica, in un’opera immaginaria che vive e risuona nel suo cuore. La storia del violino nero si impossesserà di lui, fino a segnarne il destino, artistico e umano. Una storia dolce e vibrante, come la musica di un violino, un racconto che, con la stessa suggestione di Neve, si gusta come una poesia, di grande pathos e magia. Da leggere la prima volta tutto d’un fiato, perché non se ne può fare a meno, poi da riprendere in mano e assaporare con calma, resistendo (chi ci riesce) alla tentazione di segnare e sottolineare tutte le frasi –i versi – da conservare nel cuore.

FERMINE MAXENCE
VIOLINO NERO (IL)
Editore: BOMPIANI
Pubblicazione: 10/2001
Numero di pagine: 144
Prezzo: € 10,00
Prezzo NicePrice: € 9,00
EAN: 9788845249716

 
Di Francesca Cingoli (del 06/02/2008 @ 17:37:16, in Libri di narrativa, linkato 10380 volte)
Romanzo sull’Italia e sui Palazzi della Politica, sul fascino e il potere seducente della comunicazione, Macno è un libro reso sorprendente dalla sua capacità di anticipare gli eventi. Scritto da Andrea de Carlo nei primi anni Ottanta, Macno delinea a tinte fosche il ritratto di un’Italietta sempre uguale a se stessa: socialmente lenta, appesantita da pregiudizi di classe, oppressa dalle logiche del favoritismo e della burocrazia, tenuta in vita dai giochetti di corridoio e dalle trame di un potere miope ed egoista. Un’Italietta che ha creato tutte le condizioni per la fine della repubblica, e la facile e acclamata ascesa del dittatore Macno. Macno è un personaggio carismatico e affascinante, grande comunicatore, con un passato di uomo di spettacolo che ha saputo prevedere la forza persuasiva dei media e se ne è appropriato. Con questo mezzo, nuovo e spregiudicato in politica, Macno si è guadagnato un potere illimitato, e uno status intoccabile. Primi anni Ottanta, dicevamo, prima cioè che l’Italia conoscesse la svolta mediatica nel modo di far politica, Andrea De Carlo racconta la corte di Macno, le riunioni con collaboratori e consulenti di immagine davanti alla moviola, per cogliere l’efficacia di un gesto, di uno slogan e di una parola, ma anche i salotti di parassiti e di lusingatori, capaci solo di applaudire ad ogni momento di esposizione e propaganda del dittatore. Alla corte un giorno arriva Lisa, una giornalista tedesca, che cerca di ottenere un’intervista, e rimane intrappolata nella rete di fascino e seduzione che si respira nel palazzo del regime, in mezzo ad artisti, scrittori, filosofi e politici, in un’atmosfera elegante e rarefatta, ma non priva di tensione. E’ soprattutto il carisma di Macno a catturare Lisa: ex cantante, affascinante oratore e grande seduttore, donnaiolo e salottiero, il dittatore si rivela con Lisa un uomo dalla personalità contraddittoria, minato da una grande fragilità. Sarà la sua insicurezza, venata di idealismo, ad affiorare lentamente, rivelandosi chiara davanti alle telecamere, e segnando l’inizio del dissenso che porterà Macno alla rovina. Una storia, attualissima, sul potere della televisione, mezzo privilegiato di lusinga e persuasione, e sugli strumenti di comunicazione di massa, meccanismo imponente di dialogo e di coercizione. Macno è un romanzo che è impossibile classificare in un genere: diretto, teso e vibrante, graffia senza retorica e senza giudizi.

DE CARLO ANDREA
MACNO
Editore: BOMPIANI
Pubblicazione: 11/2005
Numero di pagine: 238
Prezzo: € 8,00
Prezzo NicePrice: € 5,60
EAN: 9788845234439
 
Di Paola Giovanettoni (del 19/02/2008 @ 17:41:53, in Libri di narrativa, linkato 4593 volte)
Uomo, 30 anni, convinzioni apparentemente immutabili quali: sono il migliore del mondo, sto sempre bene, non devo parlare con nessuno dei miei problemi, problemi in effetti non ne ho, sono sempre sulla cresta dell’onda la mia Vita è fantastica. Peccato che la Vita, all’alba dei trenta, travolga quest’uomo et voilà le sue convinzioni improvvisamente si capovolgono: sto male da cani, devo parlare con chiunque mi capiti a tiro, non mi importa se la “vittima” delle mie confessioni mi ascolti o meno, l’importante è Parlare, peggio di cosi’ non potrei stare, la mia Vita è un incubo.
E’ cosi’ che inizia il romanzo J’étais derrière toi di Nicolas Fargues: un’autoconfessione agro-dolce che vede, quale protagonista, un giovane uomo di 30 anni appunto, da molti anni sposato e con due figli. Tutto precipita per una “serie” di tradimenti: lui tradisce lei, lei decide di vendicarsi facendo altrettanto, lui non regge il colpo e cade in uno stato di prostrazione assolutamente non previsto. Per cercare di risollevarsi, dunque, un po’ di sana psicoanalisi – e di qui la scoperta che solo la parola, ovvero la capacità e la volontà di liberarsi attraverso la confessione orale, risulta efficace – e un viaggio in Italia a trovare il padre che, da anni separato, si è trasferito in Toscana. E qui la svolta: a cena, il giovane francese, riceve un bigliettino misterioso da parte di una donna che gli chiede di chiamarlo, se ne ha voglia... Lui non l’ha neanche vista, ma decide di provare questa nuova avventura. Arriva l’indomani, i due si incontrano, lei è giovane, piena di vita, e assolutamente italiana. I due si piacciono ma ci sono troppe complicazioni, una notte fugace, un incontro il giorno successivo e poi entrambi tornano alla vita di sempre. Lui riparte per tornare in famiglia, lei si dedica all’università e al fidanzato. Questo, tuttavia, è solo il principio di una serie di vicende e accadimenti che la dicono lunga sull’Amore e sul modo che le persone hanno di Amare. Attraverso questo libro, infatti, si scopre che per alcuni l’Amore è mera volontà di possesso; ricerca di risarcimento; volontà di espiazione... Mentre, in realtà, l’amore dovrebbe essere tale e quale lo ha sintetizzato Nietzsche: Che cos'è l'amore se non capire e gioire del fatto che un altro vive, agisce e sente in modo diverso e opposto al nostro? Un romanzo da leggere con piacere, dunque, che gratifica anche il nostro essere italiani. Il protagonista - francese come l’autore - non smette un attimo di tessere le lodi del Bel Paese mettendo in ridicolo quella presunta superiorità che vorrebbe vini, cibo, paesaggi, stili di vita e di comportamento italiani immancabilmente secondi rispetto a quelli francesi. Anche questo, in effetti, è uno dei motivi per cui il libro va letto a tutti i costi.
 
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