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 Castello sforzesco... di Matteo Ulrico Hoepli
 
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Valeria Surico (del 12/12/2006 @ 09:25:00, in Libri di economia e marketing, linkato 10450 volte)
Nel mio quotidiano girovagare in libreria ho trovato Soffro d'Ikea di Eirk Gunnar Trjo.
Il libro parla dell'Ikeite, una strana malattia che affligge ricchi e poveri del pianeta. L'autore dichiara subito di NON voler fare un libro contro l'Ikea ma contro chi ABUSA dell'Ikea.
E' divertentissimo, parla di quelli che all'Ikea ci vanno come se andassero in vacanza, di chi colleziona le matite e il metro che vengono distribuiti gratuitamente, di tutti quelli che hanno la casa uniformata allo standard Ikea [io rientro in questa categoria : - )], delle famigerate istruzioni di montaggio dei mobili e dell'omino Ikea lì rappresentato.
Leggerlo mi ha ricordato quando nel film "Fight Club" il protagonista entrava in casa e la voce fuori campo recitava i nomi dei mobili Ikea ... quando si dice la globalizzazione!
A parte la parte più "leggera" e dissacrante, il libro è abbastanza documentato e propone spunti di riflessione su un fenomeno di massa che sta dilagando in Italia e nel mondo.
La quarta di copertina recita: "Ingvar Kamprad fonda Ikea negli anni '30. Prima si era fatto le ossa nel commercio di cerini. Da allora il suo progetto di un mobilificio globale si è diffuso in tutto il mondo. In più di mezzo secolo, Ikea ha colonizzato continenti interi, da Pechino a Sidney fino alla casa del Grande Fratello. Costi contenuti, prezzi irresistibili. Oggi c'è gente che vive d'Ikea. Famiglie intere addirittura malate d'Ikea. In questo libro tutte le luci e tutte le ombre di un impero che significa l'omologazione domestica di un pianeta intero. La domanda è: siamo sicuri che sia cosa buona e giusta?"
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Di Valeria Surico (del 09/12/2006 @ 21:51:03, in Libri di narrativa, linkato 6523 volte)
Dopo il grande successo de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, in questo lungo weekend di festa ho letto Una cosa da nulla. Mark Haddon, ancora una volta è riuscito a coinvolgermi in una lettura totale. E' la storia di una famiglia moderna "normale": George, il padre è appena andato in pensione ed è alle prese con un eczema e con una moglie che lo tradisce con un suo ex collega; la figlia katie, è una giovane donna separata con un figlio alle prese con il suo secondo matrimonio e Jaime, il figlio omosessuale è alle prese con la sua paura di impegnarsi con il suo compagno Tony.
E' una storia normale di una famiglia ordinaria che potrebbe essere la mia, con le incomprensioni, l'amore, le cose non dette e quelle dette troppo o troppo male. E' la storia di persone comuni che cercano in ogni modo di rendersi uniche.
L'ho appena finito e già tutti loro mi mancano un po'!


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Di Francesca Cingoli (del 08/12/2006 @ 10:26:23, in Libri di narrativa, linkato 4857 volte)
Ho incontrato Maksim Cristan.
E’ stato qualche settimana fa, una bella domenica di inaspettato sole autunnale, al mercato dei Navigli. Un mare di gente, belle facce sorridenti in una luce tersa, che di novembre non ha ancora nulla: tante bancarelle con sopra tutto il mondo. Antiquariato, modernariato, tante cose non proprio antiche ma nemmeno proprio moderne, bijoux americani, lampade anni 50, abiti vintage. E libri. A tonnellate. Tavoli pieni, da passarci ore.
Usati, introvabili, antichi, da collezione.
O di strada.

Maksim Cristan è uno scrittore. Vive dove capita e presenta su un banchetto il suo libro, Fanculopensiero, edito da Lupo Editore, nella nuova collana Spùt.
Spùt è stata creata per gli scrittori di strada e le loro storie. Senza mezzi termini, perché << “Spùt è onomatopeico, è vero, violento, improvviso come uno sputo, diretto, senza troppi giri di parole>>.
Mi fermo alla bancarella. “Questo è il mio libro”. Marketing relazionale semplice e diretto quello di Cristan. Senza troppi giri di parole, appunto.
Ho comprato Fanculopensiero. Maksim Cristan è croato, ma immagina e scrive in italiano.
E racconta di sé. Di quando un giorno del 2001, manager di successo, decide, in mezzo al traffico di Zagabria, di mollare tutto. Scende dalla macchina, la abbandona aperta, e se ne va.
Prende il primo treno, arriva a Milano, e inizia a vivere seguendo quello che sente e che gli piace. Sceglie la libertà e l’indipendenza dai vincoli di un vita predefinita. Imparando a ricominciare, per capire e trovare se stesso, la propria umanità.
Per quattro anni vive senza un tetto sulla testa, diventa scrittore di strada .

E il mondo della strada investe le pagine del libro con le sue storie e i suoi personaggi: storie di disagi e insieme di ironia, di calore e umanità, di generosità che si rivela nelle persone incontrare per caso e scoperte vicine da sempre.

E i luoghi: Maksim Cristan conosce Milano e la fa conoscere anche a noi, milanesi e non. E’ una città diversa, parallela alla metropoli degli affari e della moda, quella che corre e si affanna. Questa è una Milano magica, diresti quasi silenziosa. Le Colonne di San Lorenzo, dove Maksim passa le notti a scrivere appollaiato sotto la statua di Costantino, il mercatino del lunedì di Brera, con cartomanti, pittori, rigattieri e poeti, il parco Sempione con il suo “popolo”, le sue leggi e la biblioteca, ospitale luogo di lavoro e incontri, il Naviglio, con la sua esplosione domenicale di umanità e creatività: sono alcune delle tappe delle lunghe camminate di Maksim per la città, o dei viaggi in tram per dormire al caldo, in una dimensione diversa, incantata, raccontata da chi l’ha vissuta con il tempo del pensiero e del sentimento, invisibile per noi che ci affanniamo inseguendo il tempo senza mai riuscire ad averlo.
E tanti personaggi che Maksim racconta, senza alcun autocompiacimento picaresco, ma con la voglia di dare ad ognuno in regalo una pagina di ricordo, semplice e onesto, e con tanta ironia.
Fanculopensiero è un libro inconsueto, poetico e multiforme, un’esperienza di umanità e di lettura.
Senza pregiudizi.
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Di Roberto Seoni (del 07/12/2006 @ 17:40:45, in Saggistica, linkato 17001 volte)
Gomorra, nella tradizione biblica, è una delle cinque "città della pianura", distrutta dalla collera divina a causa della corruzione dei suoi abitanti. Eretta a simbolo, insieme alla sua gemella Sodoma, della perdizione umana, Gomorra percorre trasfigurata tutta la storia del pensiero occidentale, fino a giungere intatta, nel suo potere immaginifico, fino ai nostri giorni. Roberto Saviano, giovane scrittore napoletano formatosi alla scuola dello storico meridionalista Francesco Barbagallo, nello scegliere il titolo per il suo libro-reportage, sembra avere indugiato a lungo sul significato antico di questa parola, cogliendone i depositi secolari che ne hanno formato l'imago, singolarmente rappresentativa della realtà che si accingeva a raccontare. A fronte di un argomento scottante, spesso considerato "pericoloso" da autori meno coraggiosi, Saviano affronta l'argomento del potere delle cosche in Campania con il piglio del giornalismo d'inchiesta, traendone un racconto che tradisce una profonda e a tratti commossa partecipazione. La parola Camorra, scrive, è ad uso esclusivo di "sbirri" e giornalisti, non rappresentando a dovere la realtà del vissuto di Napoli e delle sue periferia: affiliati dei Clan e gente comune, chiamano l'organizzazione mafiosa "il Sistema", rappresentando in un unico efficace mot la realtà di un meccanismo che stritola le velleità economiche, culturali, sociali della popolazione campana. Tra le sue pieghe si intravvede un serpente che mutando forma resta sè stesso, insinuandosi tra le pieghe dello Stato, scendendo a patti con il nuovo potere cinese, lusingando le griffe internazionali dell'Alta Moda. Al centro di tutto il porto di Napoli, con il suo eterno, silenzioso traffico di merci, che giungono da ogni dove per accrescere il potere criminale dei Clan. Ma anche la periferia diventa centro, come sede di uno sviluppo industriale silenzioso, invisibile, in mano all'organizzazione mafiosa che tiene bassi i prezzi grazie al potere coercitivo, reale e culturale, su cui fa leva. Secondigliano come Gomorra, non più città del peccato, ma dello sfruttamento, del vuoto culturale e di valori su cui si basa il Regno del "Sistema".
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Di Francesca Cingoli (del 05/12/2006 @ 14:11:22, in Libri di narrativa, linkato 3088 volte)
La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo non è una novità in libreria, ma un successo nato per caso e dilagato in breve, diventando grazie al passaparola il libro che non si può non leggere.
E in effetti questa opera prima di Audrey Niffenegger, artista e docente all'Interdisciplinary Book Arts MFA di Chicago, è un romanzo sconvolgente, che regala emozioni continue. Un libro da non perdere, ma da leggere in un solo fiato.

Henry soffre di cronoalterazione, un disturbo genetico che lo fa viaggiare nel tempo. Quindi gli capita di sparire dal luogo in cui si trova, per risvegliarsi, nudo e disorientato, in un altro luogo e in un altro anno.
Nel passato o nel futuro. Conosce Claire, e la loro è la storia d’amore più stupefacente e romantica che si possa immaginare.
Perché è una storia che attraversa il tempo, la logica e la conoscenza. Così Henry incontra Claire da bambina, quando in realtà è già da tempo sua moglie; vede sua figlia adolescente, prima che lei nasca; incontra, giovane uomo, una Claire luminosa ottantenne.
Il libro è un complesso e travolgente susseguirsi di piani temporali diversi, in cui Henry e Claire raccontano l’avventura della loro vita e del loro amore.

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo non è un romanzo di fantascienza: è un romanzo al quale qualsiasi definizione sta stretta. Ma è soprattutto una grandissima storia d’amore, di quelle che travalicano tempi e luoghi, nelle quali due persone si amano comunque, indipendentemente da quanto conoscono o pensano di possedere dell’altro.
Dedicato ai nonni, che si amarono per tutta la vita e anche oltre, dopo la morte prematura di lui, il libro di Audrey Niffenegger va oltre i sentimentalismi e le banalità. E racconta, semplicemente, la più semplice delle verità: in amore, in qualsiasi storia d’amore, si è due entità distinte, vicine ma indipendenti. Ci sono momenti in cui uno capisce più dell’altro, ci sono momenti in cui si è su piani diversi, in cui uno insegue, o aspetta: prima o poi tutto accadrà, così come è destinato ad accadere.

Da leggere se si è (o si è stati) perdutamente innamorati, per poter assaporare e riconoscere la dolcissima fantasia e l’assoluto paradosso che sono alla base di tutti gli amori.
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Di Valeria Surico (del 04/12/2006 @ 11:12:23, in Solidarietà, linkato 17125 volte)
Magica Cleme - Terapia della felicità, è un libro da comprare per tanti, tanti motivi. E' stato realizzato per dare supporto alla Fondazione Magica Cleme che si occupa di far divertire i bambini malati.
Io l'ho sfogliato, letto, annusato e da madre mi sono commossa guardando le tante fotografie che ritraggono bambini malati che giocano, si divertono e riescono a trovare serenità ed felicità "essendo bambimi" che fanno cose da bambini.
Comprare e regalare questo libro è un "momento educativo" per noi "genitori di bambini sani" che troppo spesso ci lamentiamo per sciocchezze ed è un atto di civiltà che dobbiamo ai nostri figli.

Per sapere tutto sulla Fondazione Magica Cleme: www.magicacleme.org
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Di Valeria Surico (del 02/12/2006 @ 14:03:54, in Libri di narrativa, linkato 2157 volte)

In questi giorni ho letto "Quattro gocce di acqua piovana" di Colaprico e Valpreda. Era da tanto tempo che il mio amico Mino mi diceva devi leggere Colaprico, aveva ragione. E' un giallo ambientato nei gioni di Sant'Ambrogio nella Milano degli anni '80. Il protagonista è "il Binda" un maresciallo dei carabinieri molto particolare, una brava persona che non dimentica gli aspetti umani di sospettati, vittime o semplicemente delle persone che incontra. Parallelamente allo svolgersi della storia "il Binda" racconta della sua famiglia, della dolce moglie Rachele e del figlio con i capeli fatti a dred che frenquenta il Leoncavallo. La storia è ben scritta e i personaggi ben rappresentati, ma sicuramente quello che più mi ha colpito è il racconto della città, le vie, i locali, la malavita di pianura, gli odori e i sapori di cui è intrisa; gli anni ottanta mi sono tornati alla memoria, le prime inchieste di mani pulite e alcuni fatti di cui nel libro si accenna solamente. E' un po' un tuffo in un passato non molto lontano nel tempo che però avevo un po' dimenticato.

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