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Remi in barca - Luciano Erba
Di Silvia Venuti (del 30/01/2007 @ 07:07:18, in Poesia, linkato 5681 volte)
Il giorno 25 gennaio 2007, alle ore 18, la Fondazione D’Ars-Oscar Signorini onlus ha organizzato, con il Patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con la Libreria Internazionale Hoepli, l’incontro con il poeta Luciano Erba che ha presentato la recente raccolta Remi in barca, Lo Specchio, Mondadori, 2006. Ha introdotto la serata Gio Ferri, poeta, saggista, grafico, autore di Assedio della poesia,1998; Inventa lengua, Marsilio,1999; Le Palais de Tokio, 2004; L’assassinio del poeta (vol. I, II), 2004-2005; e condirettore di “Testuale”.

Remi in barca raccoglie un primo gruppo di poesie, sotto il titolo Westminster, inedite o edite con varianti, dedicate all’attesa, quindi un secondo gruppo, dal titolo l’Altra metà che riprende i testi pubblicati presso San Marco dei Giustiniani e a conclusione una scelta di poesie giovanili inedite, intitolata In limine. Gio Ferri ha sottolineato come nei testi di Erba primeggi un’idea di dinamismo: ”La vita è veloce, in fuga perpetua, si passa da dimenticanza in dimenticanza, cancellando memorie: la poesia segue e precede la vita ma ne è anche il principio, il fondamento. La fuga non va al nulla ma, di fuga in fuga, procede verso una nuova metamorfosi: è un poema interminabile, inarrestabile.” Il titolo Remi in barca, non allude così ad una rinuncia ma ad un altro viaggio vissuto in un tempo di pausa, favorevole ai ricordi, con l’emozione trattenuta di chi guarda in silenzio. Gio Ferri ha evidenziato come il poeta, abbandonando certe ironie, amarezze, tipiche soprattutto della fase giovanile, documentata da In limine, abbia acquisito una nuova misura di maturità poetica e umana. La poesia di Erba è poesia minimale perché c’è, in essa, un ridursi ai minimi di percezione. Con il minimalismo, arte del cavare, avviene l’immersione nelle regioni del silenzio: il minimalismo diventa la primigenia semente del tutto dove, scavando l’abisso del nulla, si può misurare la propria capacità d’affrontare il rischio di vivere. Dopo la lettura da parte dell’autore di una scelta di poesie è seguito l’intervento di Stefano Agosti che ha sottolineato come sia evidente un rinnovamento nella poesia di Erba: le sue immagini si sono così rarefatte da raggiungere una totale sovradeterminazione degli oggetti, nel senso di un eccesso di pienezza vitale. Ogni oggetto è, cioè, sovradeterminato, presenta nodi di senso, di significazioni, di stratificazioni personali. Dopo la lettura di Scale: ” Scale / che non portano da nessuna parte / scale / che salgono soltanto per scendere / è difficile orientarsi / nei dintorni del nulla.” Marco Forti ha interpellato il poeta sul nulla, sottolineando come la sua poesia tuttavia apra, continuamente, nuove porte. Erba ha citato allora il senso del mistero: “L’idea del mistero è già un momento religioso e di umiltà, e io cerco subliminalmente di coglierlo attraverso la parola.”
Il pubblico che affollava la sala ha sottolineato con ripetuti applausi le letture e gli interventi. Erano presenti personaggi di spicco della cultura letteraria milanese.

Silvia Venuti