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Perduto il paradiso - Cees Nooteboom
Di Valeria Surico (del 30/04/2007 @ 07:13:47, in Eventi e Mostre, linkato 7359 volte)
In occasione del ventennale della casa editrice Iperborea il 3 maggio alle ore 18:30 presso la sala conferenze delle Libreria HOEPLI verrà presentato il libro:

PERDUTO IL PARADISO di CEES NOOTEBOOM
Introduce Fulvio Ferrari

Una sera d'estate a Sào Paulo in Brasile una donna esce fare un giro in macchina e si ritrova in Australia, coricata a canto a un uomo che dorme. È così che Alma sceglie di racontarsi i fatti per esorcizzare il ricordo di quella terribile notte in cui si è allontanata dalla sua casa nel ricco quartiere Jardins lasciandosi attirare nell'infernale favela di Paraìsoolis, dove viene umiliata e violentata. È in Australia che spei di trovare la guarigione, la riconciliazione con se stessa e cc la vita, in quella terra promessa dell'infanzia che va a cercai con l'amica Almut, nell'illusione che esista ancora quel modo intatto di un'esistenza immutabile fuori dal tempo, il paese degli Aborigeni, del tempo del sogno, dei canti, dei deserti dai nomi come incantesimi. Ma se il vento devastante del storia ha ridotto in macerie anche quel paradiso, forse qualcosa è rimasto in quegli spazi e in quei silenzi dove il sovrannaturale è di casa: è lì, a Perth, dov'è invitato a un festival letterario, che Erik Zondag, disincantato intellettuale olandese in perenne erranza esistenziale, incontrerà Alma tramutai in angelo per una caccia al tesoro in omaggio a Milton e suo Paradiso perduto. Un'apparizione fuggevole e sconvolgente come un'annunciazione, l'incontro con una possibili di armonia, di bellezza e di appartenenza all'esistere che resta l'inappagabile nostalgia dell'anima. Racchiuso tra un prologo in cielo, in aereo, e un epilogo in terra, in treno, sotti non-luoghi da cui l'autore guarda la sua creazione, il romanzo è una meditazione leggera e alta come un volo d'angel che spazia tra i continenti e le più profonde aspirazioni umane: se la perdita è la cifra dell'esperienza, non sta proprio l'essenza della vita, e della scrittura? Non in quell'Eden a cui siamo stati ineluttabilmente cacciati, ma, come nei ver finali del poema di Milton posti a conclusione del romanzi in quel cammino solitario a passi lenti e incerti con cui Ad mo ed Eva si avviano mano nella mano verso il mondo.

Dall'anticipazione:
Alma e Almut, due ragazze brasiliane di origine tedesca, coltivano un sogno segreto: andare un giorno in Australia, addentrarsi nell’immenso deserto costellato di simboli misteriosi e di luoghi sacri, immergersi nell’enigmatica e affascinante cultura aborigena. Il sogno diventa progetto, salvezza, via di guarigione quando Alma, una notte, capita casualmente nella favela di Paraisópolis e subisce una violenza di gruppo. In fuga da quell’inferno che porta il nome del Paradiso, in fuga dall’esistenza ordinata e borghese del suo quartiere, Jardins, Alma e Almut vanno alla ricerca dell’Eden, del mondo primordiale e carico di senso che si nasconde nel cuore dell’Australia. Ma anche quel paradiso è perduto, una barriera di parole, concetti, immagini, separa il “tempo del sogno” dall’esperienza quotidiana dell’uomo ­ e della donna ­ occidentale. Quasi come un simbolo, una manifestazione visibile di questa distanza incolmabile, un giovane pittore aborigeno accoglie Alma nell’intimità del suo corpo, senza però concederle mai di accedere alla sua interiorità, al suo linguaggio segreto. Ad Alma non resta dunque che farsi angelo lei stessa, seppure in modo piuttosto sorprendente e non convenzionale, e portare nel mondo la luminosità di un’esistenza diversa e più intensa. Romanzo leggero, veloce, e tuttavia denso di riflessione, Il perduto Paradiso intreccia intorno alla figura della protagonista le vicende di persone tra loro distantissime nello spazio e nell’anima, stendendo un reticolo di allusive coincidenze e di racconti sull’intero globo terrestre. Ma, forse, tutto questo non è che la tela illusoria intessuta dal sibillino narratore del prologo e dell’epilogo, osservatore e inventore che apre e chiude il romanzo in un gioco di fantasie e di rimandi, variando il tema dettato, secoli fa, dal maestro Milton.

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