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 Mackinac bridge... di Matteo Ulrico Hoepli
 
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Alcuni libri devono essere assaggiati, altri trangugiati, e alcuni, rari, masticati e digeriti

Francis Bacon
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\\ Home Page : Storico : Libri di narrativa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Francesca Cingoli (del 07/05/2007 @ 07:39:22, in Libri di narrativa, linkato 60282 volte)
la tredicesima storia - diane setterfieldMargaret Lea è una giovane libraria di Cambridge, che conduce una vita quieta e colta, divisa tra l’attività della sua libreria antiquaria e la passione per le biografie letterarie. Un giorno Margaret riceve una strana lettera che, senza troppe spiegazioni, la convoca nella residenza della più grande scrittrice d’Inghilterra, Vida Winter.
Personaggio affascinante circondata da tanti misteri, la Winter, ormai al termine dei suoi giorni, vuole svelare tutti i segreti del suo passato, e ha scelto la giovane e inesperta Margaret come sua biografa; solo a lei racconterà la verità sulla sua vita.
Margaret è perplessa dell’incarico per il quale non si sente all’altezza, ma, affascinata dal carisma della scrittrice, e dal gusto del mistero, si trasferisce nella bella casa dell’anziana signora, nel mezzo della brughiera dello Yorkshire, e qui, ogni mattina alle 9, nella calda biblioteca, ne ascolta i lunghi e sofferti racconti.
Affiorano così, nel corso di questi incontri, tutti gli episodi, fino allora sepolti nel profondo della memoria, dell’esistenza della Winter e della sua complessa famiglia, segnata da tragedie e scomparse, dolori e storie d’amore, con sullo sfondo una splendida magione di campagna con giardino segreto annesso.
I racconti stregano la fantasia di Margaret, ansiosa di scoprire la verità sulla reale identità della donna, e sull’esistenza del tredicesimo racconto da lei mai pubblicato, e tenuto nascosto. Man mano che la storia si infittisce, e il mistero si complica, Margaret si lega in un sentimento di profonda amicizia e compassione all’anziana, e spigolosa, narratrice. Margaret e Vida sono due donne diversissime che si fronteggiano, unite – si scoprirà leggendo - da più di un segreto, e da tanti fantasmi del passato.
Tanto pathos, e una misurata introspezione, sono alla base di questo romanzo al femminile: su tutto spicca la fascinosa e struggente figura di Vida Winter, un tempo bellissima creatura dagli occhi color smeraldo, ormai debole e sofferente spettro, cui rimangono intatti solo lo sguardo magnetico e penetrante, e l’elegantissimo e regale trucco viola.
La tredicesima storia è nel complesso un bel romanzone che si gusta con piacere, con tanti misteri e qualche ben congeniato colpo di scena, che arriva a scomodare i tratti di Jane Austen e delle sorelle Brontë, ammiccando qua e là agli spettri di Henry James.
Nel verde – e nella nebbia - dello Yorkshire, tra il profumo dell’erba bagnata e quello della cioccolata calda fumante, Diane Setterfield racconta una storia di grande suggestione e mistero, che alterna le atmosfere dei grandi capolavori ottocenteschi coi guizzi dei più attuali thriller letterari.
Assolutamente da leggere in un bel pomeriggio di vacanza con the e torta allo zenzero.
 
Di Francesca Cingoli (del 02/05/2007 @ 07:55:11, in Libri di narrativa, linkato 2500 volte)
James Othmer è l’autore de L’uomo che vendeva il futuro e manager di una delle più note ed importanti agenzie di pubblicità nel mondo, la Young & Rubicam. Esperto di comunicazione, di tendenze, di cosiddetti stili di vita emergenti, ha dedicato il suo primo romanzo alla figura quantomeno insolita ma assolutamente reale di un uomo che, di mestiere, annuncia il futuro.
Il protagonista Yates vive tra interviste, meeting e congressi, confeziona discorsi, crea slogan, e gira i cinque continenti anticipando cosa il mondo vivrà nel suo futuro: quali mode, quali trend, quali prodotti, quali pensieri.
Il suo lavoro è leggere il mondo, catalogarlo, capirlo e annunciarne le novità, possibilmente prima degli altri: vende ottimismo e aforismi a governi, uomini politici, aziende, associazioni, gruppi religiosi, a chiunque, insomma.
L'uomo che vendeva il futuro - James OthmerYates anticipa e vende. Finché un giorno non ci crede più.
Nel pieno di un mega convegno di Futureworld a Johannesburg, di fronte a una platea internazionale di esperti giunti da ogni paese per ascoltare lui e le sue ottimistiche visioni, dichiara la sua ignoranza, la sua completa incapacità di capire il mondo presente, figuriamoci quello futuro.
Si scatena il finimondo, ne parlano i telegiornali dell’intero globo, Yates finisce anche pestato e sanguinante.
La sua carriera è finita, e Yates spera con questo gesto conclusivo di essersi liberato dalla schiavitù di una missione che ormai gli pesa. Tra l’altro la fidanzata l’ha lasciato (beffa delle beffe) per un professore di storia. Per Yates è tempo di cambiare, fermandosi e riflettendo – stavolta - sul suo presente.
Ma il mondo del capitalismo e del pensiero moderno è capace di superare se stesso, e Yate è automaticamente riabilitato. Sul suo esempio nasce addirittura un nuovo trend, (perché ormai qualsiasi cosa si trasforma in moda): il suo outing crea la Coalizione degli Ignari, con tanto di sito, blog, associazione e associati esaltati dalla novità.
Chiusa la parentesi “futurista”, Yates viene assunto da oscuri personaggi governativi, e diventa osservatore per l’America: in ogni parte del mondo, dalla Groenlandia all’Italia, dai paradisi del surf agli stati Arabi, il suo nuovo e misterioso lavoro è capire cosa la gente pensa degli americani e della loro cultura, e interpretare quali sono le Minacce e le Opportunità emergenti per l’America.
L’uomo che vendeva il futuro è un romanzo sociale, ironico, sarcastico e attualissimo, sulla nullità e sulla presunzione del mondo, e sull’assurdità e inconsistenza di molti aspetti della nostra vita, soggetta ai mass media e schiava della politica – e delle politiche - del business.
Lo stile di James Othmer è pungente e immediato, sa colpire a fondo ma col sorriso della provocazione: il suo debutto letterario merita davvero una lettura, e qualche buona riflessione.
 
Di Valeria Surico (del 26/04/2007 @ 08:07:27, in Libri di narrativa, linkato 4421 volte)
E' finalmente uscito l'ultimo romanzo Jezabel, pubblicato postumo da Adelphi, di Irene Némirosvky.
E' la triste storia di una donna che vive nel "terrore patologico di invecchiare" e ucciderà per questo. Sullo sfondo, il rapporto della donna con la figlia.
Dopo la splendida recensione del libro apparsa su TuttoLibri l'inserto de La Stampa, ho seguito il consiglio di Gabriella Bosco e sono andata a rileggermi una volta finito il primo capitolo... fatelo anche voi.

Note di Copertina

Jezabel - Irène NémirosvkyDalla penna finissima della grande scrittrice riscoperta in tutto il mondo grazie a Suite francese, la storia di una donna che la paura di non essere più amata spinge al delitto.
Quando fa il suo ingresso nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni più sordido dettaglio di quello che promette di essere l'affaire più succulento di quanti il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore, Gladys evoca davvero l'ombra di Jezabel, quell'ombra che nell'Athalie di Racine compare in sogno alla figlia, che così la descrive: «Non ne aveva, il dolore, smorzato la fierezza; / aveva anzi, ancora, quella finta bellezza / mantenuta con cure, con espedienti labili, / per riparar degli anni le sfide irreparabili». Sì, è ancora molto, molto bella, Gladys Eysenach: il tempo sembra averla «sfiorata come a malincuore, con mano cauta e gentile», quasi si fosse limitato ad accarezzarla teneramente, e le donne presenti nell'aula si sussurrano con invidia i nomi dei suoi innumerevoli amanti. Ma pochi giorni dopo, allorché vengono pronunciate le arringhe, tutta la sua bellezza pare averla abbandonata, e Gladys è ormai soltanto una donna vecchia e sfinita, che a mani giunte supplica i giudici di infliggerle la pena che merita. La condanna sarà lieve, invece, solo cinque anni: il movente passionale ha fatto sì che le venissero concesse le attenuanti previste dalla legge. Ma qual è la verità - quella verità che Gladys Eysenach ha cercato ad ogni costo di occultare? Qual è il vero movente dell'omicidio da lei commesso? Capace come pochi altri scrittori di scavare nel cuore femminile con implacabile, chirurgica precisione, Irène Némirovsky ci svela a poco a poco il segreto di questa donna che ha desiderato più di ogni altra cosa di sconfiggere il tempo, di rimanere immutabilmente bella, di essere amata per sempre - e che per questo è arrivata a uccidere.

«Gladys era circondata da uomini innamorati. A giuramenti, suppliche, lacrime era assuefatta come l'alcolizzato lo è al vino; non le bastavano mai, ma il loro dolce veleno le era necessario come l'unico alimento che potesse tenerla in vita. Non se lo nascondeva. Pensava che una donna non è mai sazia, che è un piccolo animale infaticabile, che un ambizioso può stancarsi degli onori e un avaro dell'oro, ma una donna non rinuncerà mai al suo mestiere di donna. Quando i suoi pensieri correvano alla vecchiaia, questa le sembrava ancora così lontana che la guardava in faccia senza tremare, e si figurava che per lei la morte sarebbe arrivata prima della fine del piacere».

Autore: NEMIROVSKY IRENE
Titolo: JEZABEL
Editore: ADELPHI
Prezzo: € 16,50
 
Di Francesca Cingoli (del 25/04/2007 @ 07:31:07, in Libri di narrativa, linkato 50699 volte)
Una storia alla Charles Dickens nel cuore di Bombay.
Il bambino con i petali in tasca è una favola triste, perché parla di infanzia abbandonata e di sofferenza, ma anche commovente, perché insegna a credere ancora nell’innocenza e nel sogno.
Chamdi ha 10 anni, e ha sempre vissuto, protetto e nutrito, nell’orfanotrofio alle porte di Bombay. Una Bombay ferita e martoriata dagli scontri politici e religiosi tra induisti e musulmani nei primi anni 90.
Non conosce nulla delle sue origini e del suo passato, ma ne è ossessionato. Chamdi è un ragazzino sensibile e sognatore, incantato dai colori delle bouganville che ricoprono i muri dell’orfanotrofio: sono colori così belli e puri che con loro non si conosce il dolore e la tristezza.
Il giorno in cui viene annunciata la definitiva chiusura dell’orfanotrofio, il cui edificio è stato messo in vendita, Chamdi capisce che è arrivato il momento di affrontare il mondo da uomo: costringe la direttrice a rivelargli la verità sulla sua identità, e quando scopre di essere stato abbandonato lì dal padre, scappa di notte – con le tasche piene di petali – per andare a cercarlo.
Il mondo che lo accoglie fuori non ha però i colori delle bouganville, ma gli odori e i rumori dei bassifondi di Bombay. Una realtà di mendicanti, violenze e povertà, tanto lontana dai sogni di Chamdi, che nella sua mente di sognatore si è dipinta l’immagine di Kahunsha “la città senza tristezza”, dove non esiste miseria o infelicità, e i bambini possono giocare sereni in strada.
Sumdi e Guddi sono fratello e sorella, come lui soli e disperati, alla mercé del capo della delinquenza locale, Anand Bhai, che assolda anche Chamdi nel suo squallido e storpio esercito di mendicanti.
Tra i tre ragazzini si stringe in poche ore un rapporto di solidarietà e fiducia, basato sulla lotta per la sopravvivenza e il sogno della fuga da Bombay.
L’attentato a un tempio, nel quale in molti perdono la vita, segnerà la svolta nella vicenda di Chamdi e dei suoi compagni.
Il bambino con i petali in tasca è un piccolo Oliver Twist indiano, dolce e intraprendente, che attraversa le strade sporche e malfamate di Bombay protetto dalla sua innocenza e dal suo sogno di purezza.
Una storia che non nasconde nessuno degli orrori della delinquenza urbana e dello sfruttamento infantile, vero a Bombay come altrove: dell’India c’è tutta la realtà, pittoresca e terribile, sacra e violenta.
I tre ragazzini protagonisti sono incantevoli: Chamdi con le sue costole appuntite, e l’occhio capace di cogliere dovunque i colori di un fiore, Sumdi, sfrontato e superbo, un vero combattente da strada, e la piccola Guddi, con il suo abito marrone, i braccialetti arancio e la faccia sporca, capace di annullare tutto il brutto del mondo con la sua voce, che canta la bellezza e la purezza dell’amicizia, e lascia a chi legge il dolce sapore della speranza.
 
Di Francesca Cingoli (del 17/04/2007 @ 07:08:07, in Libri di narrativa, linkato 19119 volte)
anime alla deriva - richard mason
Anime alla deriva... mi tuffai a capofitto nel mare,
e di conseguenza ho acquisito una più profonda conoscenza dei fondali, delle sabbie e delle rocce, che se fossi rimasto a riva, sul prato, a fumare una stupida pipa, e a prendere un tè accompagnato dai consigli sensati.

John Keats


Un libro che inizia dalla fine, con un elegante uomo settantenne che ha appena assassinato la moglie, alla luce del tramonto in un magnifico castello in Cornovaglia.
Poi si torna indietro, di quasi 50 anni, e James Farrell, la voce narrante, violinista di successo, ripercorre la sua vita nell’alta società inglese.
Lo fa rivedendosi 22enne, in conflitto con i genitori che vorrebbero per lui una professione più conveniente, e combattono il suo delicato animo da artista: l’incontro con la misteriosa e fragile Ella Harcourt, fidanzata senza amore, e quello con la cugina di lei, Sarah, dal raffinato e altero animo inglese, immergono James in una nuova dimensione di emozione e passione, che artisticamente gli dona talento e ispirazione. Per lui arriveranno i favori del pubblico e una promettente carriera.
Intanto, però il fascino imperscrutabile delle due donne lo trascina in una storia di disgrazie, pazzie e dolori che risale a tanto tempo addietro, e agli scenari incantevoli e burrascosi della Cornovaglia.
Una tradizione oscura avvolge i destini della famiglia Harcourt e James ne è coinvolto fino a perdersi: la sua storia, segnata dall’amore, ma anche dalla colpa, diventerà anche una vicenda di tradimenti, falsità, e punizioni.
Anime alla deriva è costruito su una trama audace, accattivante, che ti incatena dalla prima pagina e non ti molla, e che non si può raccontare, per non rovinare il piacere della lettura e dell’emozione.
Il mondo elitario dei rampolli londinesi accoglie chi legge nei suoi salotti, nell’eleganza dei suoi the e delle sue feste: un’atmosfera quasi atemporale, che ti porta molte volte a stupirti del fatto che la storia è ambientata negli anni novanta. A tal punto la tradizione immobile e immutabile dell’alta società inglese contemporanea può apparire ottocentesca.
Un vita di privilegi e grandi sofferenze prende vita tra le eleganti residenze di Londra e il grandioso Seton Castle di Cornovaglia, ma anche nei café bohemien che James frequenta insieme all’amico Eric tra gli artisti di Praga, e nella campagna francese.
Anime alla deriva è una storia intrigante e seducente che nel 1999 segnò l’esordio letterario dell’allora giovanissimo Richard Mason, con un grande successo di pubblico e la traduzione in 22 lingue in tutto il mondo.
Un libro sui grandi temi della gelosia e del peccato, scritto con grande raffinatezza e cura analitica nella descrizioni psicologiche dei sentimenti e delle emozioni, attraverso lo sgomento di un uomo, che giunto alla vecchiaia, scopre la verità più cinica e sconvolgente, che gli spazza via ogni certezza rassicurante e lo costringe a riesaminare dolorosamente la sua vita e il suo passato.
Anime alla deriva è un romanzo antico e crudele, immediato e poetico insieme, la cui eleganza sorprende per la giovane età dell’autore, la cui vicenda appassiona e lascia attoniti, la cui meravigliosa complessità fa chiudere il romanzo con il respiro ancora trattenuto per l’emozione, e spinge senza dubbio e senza indugio ad andare a leggere anche il secondo romanzo di Richard Mason, Noi.
 
Di Sabrina Albani (del 11/04/2007 @ 07:02:44, in Libri di narrativa, linkato 3316 volte)
Tel kedar, cittadina sperduta nel deserto, anonima e ordinaria.
Un posto tranquillo, dove tutti sanno tutto di tutti e non accade mai nulla di fuori dall'ordinario.
E' qui che vivono Noa e Theo. Una giovane donna ed un uomo maturo che si sono incontrati in un viaggio in un paese lontano e si sono uniti in un legame profondo ma prudente, ove nessuno osa sconfinare oltre ciò che l'altro si illude di poter tenere per sè con un timido riserbo, anche se l'altro è un libro aperto già completamente svelato.
Una vita che scorre sui binari dell'ordinario viene colpita all'improvviso da un evento fuori dal comune.
Immanuel Orvieto, un ragazzo che frequenta la classe ove insegna Noa, viene trovato morto. Una morte legata al mondo della droga da cui Immanuel si era lasciato soggiogare. Noa, che a malapena ne ricorda il viso, viene convinta dal padre del ragazzo ad aiutarlo a costituire una casa di accoglienza per ex toossici in memoria del figlio.
Forse si sta facendo un po' troppo chiasso per l'ordinaria cittadina di Tel Kedar.
Noa accetta più perchè si sente in debito nei confronti di Immanuel, di cui aveva capito così poco, che per reale convinzione.
Theo, che sa benissimo quanto odioso sarà per Tel Kedar e la sua ordinaria routine un proposito del genere, non abbandona mai Noa, benchè non approvi e lei non gli abbia nemmeno chiesto un parere.
Nonostante ciò, con la pazienza di chi sa tenersi in disparte ad osservare, Theo si prenderà carico di questa faccenda di cui Noa ad un certo punto parrà disinteressarsi del tutto.
Senza che lei gli chieda aiuto e senza che lui le faccia notare quanto da sempre la stia aiutando.
L'epilogo di questa storia vedrà un modo meno sconvolgente per ricordare Immanuel Orvieto.
Semplicemente una scuola intitolata alla sua memoria.
Tante incomprensioni, silenzi e lavoro per nulla dunque?
No. Quel che si ricava è una grande certezza. Un amore profondo non si tira indietro nemmeno davanti a ciò che non capisce e condivide. E l'altra faccia di questo amore è la forza di abbandonarsi totalmente all'altro quando si comprende che essere inermi davanti alla persona amata è l'atto più coraggioso di cui si possa essere capaci.

Autore:OZ AMOS
Titolo: NON DIRE NOTTE
Editore: FELTRINELLI
Prezzo: € 15,00
 
Di Francesca Cingoli (del 05/04/2007 @ 07:04:43, in Libri di narrativa, linkato 31305 volte)
Un adolescente con una madre fragile e squilibrata, vanesia, e aspirante poetessa, un padre alcolizzato che con il figlio condivide solo il rito della spazzatura serale, una famiglia quasi adottiva al limite della follia: in Correndo con le forbici in mano, Augusten Burroughs racconta la sua iniziazione all’amore e alla vita adulta in un ritratto familiare paradossale di grandissima inventiva e humor nero.
Un’autobiografia esilarante e spudorata, incredibilmente divertente. Perché come recita l’epigrafe che apre il romanzo, Cerca il ridicolo in tutto e lo troverai (Jules Renard).
Augusten è un ragazzino decisamente fuori dal comune: sogna di diventare parrucchiere, e fa esperimenti su chiunque in casa, tiene un diario sul quale registra le elettive affinità e la grande simpatia con l’eroina Brooke Shields, ama i gioielli che lucida con precisione maniacale, e i pantaloni sintetici ma solo se hanno la piega perfettamente stirata.
Ipersensibile, igienista ed esteta, quando i suoi genitori decidono di divorziare, viene affidato dalla madre instabile al suo psichiatra, l’eccentrico ed erotomane dottor Finch.
Così Augusten, in perfetta giacca blu, impeccabile e pettinatissimo, fa il suo ingresso in casa Finch, una malandata villa rosa, e incontra la sua nuova famiglia, estrosa, disordinata, e psicotica.
In questa casa i bambini giocano con l’elettroshock di papà, mentre i grandi vagano tra avanzi di cibo e palline dell’albero di natale anche in piena estate, masticando biscottini per cani, e ogni problema offre l’occasione per consultare gli oracoli religiosi con la pesca alla Bibbia - che aperta a caso dà risposte su tutto – o per riunioni di analisi in bagno di fronte alle profetiche cacche paterne. Augusten si adatterà a tutte le stranezze dei Finch, fingendo anche un suicidio con la complicità del dottore, per marinare la scuola.
Tra eccentrici inquilini, storie d’amore gay, e tinture per capelli, Correndo con le forbici in mano parla della difficile ricerca di se stessi, della costruzione di un equilibrio, sempre e dovunque, della voglia di libertà, e del senso di provvisorietà di chi sta rincorrendo la propria vita cercando di attribuirle un senso. Correndo, con le forbici in mano, e andando avanti.
C’è chi questa corsa riesce a farla adattandosi alle follie della vita, e chi rimane indietro. Augusten Burroughs ha rincorso la sua identità, rischiando e azzardando, e l’ha trovata in una magnifica carriera da scrittore.
Correndo con le forbici in mano è la sua storia: finalmente un romanzo di formazione sfrontato, cinico e divertente.

Autore: BURROUGHS AUGUSTEN
Ttitolo: CORRENDO CON LE FORBICI IN MANO
Editore: ALET EDIZIONI
Prezzo: € 14,00
 
Di Valeria Surico (del 02/04/2007 @ 10:47:23, in Libri di narrativa, linkato 14310 volte)
“Tutto comincia con un vecchio giudice che vive in una dimora cadente di Kalimpong, alle falde dell'Himalaya orientale, col suo misero cuoco senza neppure un nome, e una cagnetta, Mutt, che del giudice sembra l'unico amore. Ma questo terzetto in apparenza dimesso diventa, con l'arrivo della nipote del giudice, Sai, l'epicentro di un terremoto narrativo le cui onde si propagano in ogni direzione e raggiungono ogni latitudine: dalla New York degli anni Ottanta, dove il figlio del cuoco lavora in una sfilza di ristoranti mandando al padre notizie sempre più allarmanti sulla sua avventura americana, alla Cambridge d'anteguerra, dove il giudice ha frequentato l'università, all'Unione Sovietica, in cui si è interrotto il sogno astronautico del padre di Sai. E nella stessa Kalimpong, mentre si concretano i presagi della guerra col Nepal, due anziane e un tempo agiate sorelle istruiscono Sai in privato e ci introducono nel club più esclusivo della città, forse il più scalcinato della tradizione britannica.”

Eredi della sconfitta
scritto da Kiran Desai, figlia d’arte – la madre è Anita Desai autrice tra gli altri di Fuoco sulla montagna e Digiunare, divorare – e con questo romanzo la più giovane vincitrice del Broker Prize 2006. Kiran Desai , nata in India e trasferitasi adolescente negli Usa, ripetendo l'itinerario gia' compiuto a suo tempo dalla madre Anita, proprio sui sotterranei e invisibili collegamenti che esistono tra questi due mondi (e culture) scrive un romanzo elegante, ben costruito eppure con una sua forza epica e metaforica che avvince.
Eredi della sconfitta è un libro che sa di fango, di umido, di povertà e di ineluttabilità della vita e della condizione umana.

Autore: DESAI KIRAN
Titolo: EREDI DELLA SCONFITTA
Editore: ADELPHI
Prezzo: € 19,50
 
Di Francesca Cingoli (del 29/03/2007 @ 07:00:00, in Libri di narrativa, linkato 9538 volte)
Ci sono libri che più di altri ci rimangono attaccati, e che sentiamo più forti, più duraturi, più veri: sono quelli che, spesso, ci fanno più male, entrandoci nello stomaco, facendoci battere il cuore a ogni immagine, a ogni passaggio. E’ il caso de Il buio addosso. Marco Missiroli ha 26 anni ed è un ragazzo raro, di una sensibilità che lascia confusi per la sua purezza, e una penna che sa usare come un pennello: un tratto finissimo, un cenno da cui emana un mondo, delicato e crudele al tempo stesso. E’ la sua scrittura che mi è entrata dentro, ferendomi, commovendomi, lasciandomi la dolcezza di una lettura meravigliosa. Aspettavo Il buio addosso da tanto tempo, inseguendone su Internet gli indizi dell’arrivo in libreria, dopo aver conosciuto e amato Senza Coda, il romanzo d’esordio di Marco Missiroli, che gli è valso il Premio Campiello 2006 per l’Opera Prima: premio meritatissimo, per un breve romanzo che è una preghiera, un canto, dedicato all’infanzia e alla scoperta del male e del dolore. La mia impazienza, la mia attesa, e le aspettative per la seconda prova narrativa di Marco sono state premiate da un libro prezioso e senza tempo. Il buio addosso è un romanzo maturo e complesso, raccomandato a tutti coloro che amano perdersi nel piacere del leggere. R. è un paese della Provenza, dove la lana è così pregiata da essere magica, da risplendere al buio di un alone leggero, lavorata tra le preghiere delle donne all’alba. E’ un paese che nasce, nella scrittura di Marco, da pennellate di colore, che ne tracciano i contorni, e gli regalano vita: le spighe della lavanda, i ciottoli bianchi striati dei colori che inseguono la luce della mattina, le case, rossa quella del sindaco, bianca quella della bottegaia Marie, gialla quella in fondo alla via delle botteghe, il verde delle vesti delle contadine, il rosso e il blu dei gendarmi collodiani. Un paese bello, semplice, luminoso; un paese che al suo interno conosce la crudeltà più inumana, perché non accetta la diversità e l’imperfezione. Per questo il paese ha una triste tradizione: la polvere dolce addormenta, per sempre, chi non è ammesso a R., i bambini venuti male, nati disgraziati, o gli adulti che non accettano le regole. Poline nasce zoppa, ma il sindaco, suo padre, la salva, accettando il compromesso più doloroso: la zoppa vivrà, ma non uscirà mai di casa, sarà segregata, invisibile, nascosta dagli sguardi, “perché gli uomini guardano” e condannano. Dalla camera con la finestra, poi dalle stanze del campanile del paese, Poline sarà la spettatrice della vita degli altri. Sarà lei a guardare, immersa nel buio che il mondo le ha gettato addosso, il buio della diversità. Con lei Nunù, un ragazzo dalla mente offesa, un altro infelice, un altro diverso che la normalità di R. non vuole accettare, una maschera delicata, commovente, infantile che fa innamorare. La favola scura de Il buio addosso è una storia di buio, ma anche di colore e di luce: che inizia con una matita rosa, il primo regalo che Poline riceve da Gustave, “il maestro delle campane”, insieme alla mantellina rossa, come le bambine normali, quelle che a scuola possono andare. Sarà il maestro, con le sue storie e i suoi disegni, e con la sua umanità, ad aiutare Poline a riempire la sua solitudine con le immagini della sua mente. Poline dipinge i personaggi della sua storia, e della vita di R.: sulle sue tele, e sulle pagine del libro, i colori di Marco Missiroli si moltiplicano, fissandosi sugli occhi, fatti di blu e di giallo, del padre di Poline. Anche lui la guarda, dalla tela che emerge dal buio, ma il suo è un sguardo di amore e tristezza, che guida alla redenzione. E la normalità di coloro che non hanno misericordia verrà segnata e affrontata dalla sfida della diversità, sulla piazza del paese attraversata dai rintocchi delle campane di Nunù. Una storia antica ed eterna, sul buio dell’indifferenza e della diversità che ognuno di noi almeno una volta nella vita può aver subito e, forse, trovato la forza di affrontare. Il buio addosso è, manco a dirlo, un romanzo impeccabile nella meccanica, nella struttura, nell’attenzione ai singoli piccoli dettagli. Ed è soprattutto, un libro da leggere piano, assaporando ogni tratto, ogni immagine, facendo vivere nel proprio cuore, prima che nella propria testa, la storia senza età di Poline.

Libro:

Autore: MISSIROLI MARCO
Titolo: BUIO ADDOSSO (IL)
Editore: GUANDA
Prezzo: € 15,00
 
Di Admin (del 21/03/2007 @ 07:58:49, in Libri di narrativa, linkato 10509 volte)
Venerdì 23 marzo ore 18,00
ATTENZIONE LA PRESENTAZIONE E' RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI A CAUSA DI GRAVI E IMPROVVISI IMPEGNI DELL'AUTORE

La Libreria internazionale Ulrico Hoepli e la Giulio Perrone Editore sono lieti di invitarla alla presentazione del volume di Patrick Besson

Marilyn Monroe non e’ morta

Interviene Valeria Palumbo, Giornalista de “L’Europeo”, introduce Paolo Di Paolo
Sarà presente l’autore, Giornalista di “Le Figaro”

Stati Uniti, 1989. Il famoso scrittore francese, Patrick Besson, si ritrova in uno sperduto bar nella cittadina americana di Bridgeport durante un viaggio di piacere e di lavoro: è infatti in procinto di scrivere il suo nuovo romanzo, Julius e Isaac.
All’improvviso, seduta al bancone del bar, lo scrittore incontra lo sguardo di una donna dalla fisionomia inconfondibile: capelli biondi, espressione nota: Marilyn Monroe. Dopo essersi confidato con l’amico e compagno di viaggio Christian Augé, anche lui famoso intellettuale francese, inizia il viaggio mentale - prima che reale - sulle tracce di quella che sembra essere Marilyn Monroe, o la sua copia esatta.
Tornato in Francia, Besson inzia ad indagare sulla morte dell’attrice, episodio in parte ancora misterioso della storia di Hollywood. Le indagini del protagonista cercano di ricostruire, con tono ironico ed
irriverente, i motivi della scomparsa di una delle più famose icone del cinema americano. Attraverso una serie di episodi rocamboleschi ed imprevedibili, attraverso i quali l’autore dà sfogo alla sua vena più
creativa e divertente, Besson trasporta il lettore nel mondo emotivo e mentale di Marilyn, dando sfogo alle fantasie comuni che da sempre l’attrice suscita.
Un libro divertente e sarcastico, a volte lievemente nostalgico, che cerca di dare una spiegazione immaginifica e - soprattutto - più romantica e positiva della presunta morte di Marilyn Monroe.

Patrick Besson, di padre russo e madre croata, scrive su alcune delle più importanti testate francesi tra cui Le Figaro, L’Humanité, Voici. “Enfant prodige” della letteratura francese, pubblica il primo romanzo all’età di diciassette anni. Nel 1985 riceve ilGrand prix de l’Academie Française per il romanzoDara e, dieci anni dopo, il premio Renaudot per Les Braban, pubblicando in tutto una quarantina di opere presso vari editori francesi.
 
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