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Rosa alchemica - Donatella Bisutti
Di Silvia Venuti (del 04/07/2012 @ 12:19:13, in Libri di narrativa, linkato 23969 volte)

ROSA ALCHEMICA Nella complessa e articolata nuova raccolta poetica di Donatella Bisutti, Rosa alchemica, pubblicata recentemente da Crocetti, emerge, con incisiva evidenza, una scrittura germinante dall’analisi della visione offerta allo sguardo. “Scrivere si può soltanto dopo, quando lo sguardo sia stato interamente generoso, disinteressato, e la mente non si sia posto alcun compito” così l’autrice nella sezione Diario da Saorge.

Uno sguardo che sa cogliere l’essenza delle cose e che avidamente indaga per leggere nel libro della natura le leggi e le manifestazioni che rivelano, come immagini speculari, i destini umani. E’ un procedere nell’individuazione di tracce rivelatrici di significati profondi attinenti all’uomo: la struttura poetica ne diventa epifania. E’ un esercizio continuo dello sguardo che si fa sempre più penetrante “Non c’è notte così buia che, una volta che ci si abitui all’oscurità, non abbia chiarore.” e “Nel fondo del nostro occhio il mondo rimpicciolisce fino a diventare un punto, che è Dio.” e ancora “..balzano in avanti come se venissero incontro all’occhio, asciugandosi di luce. Guardare è come stendere una mano a toccarli.” e infine “Sul pozzo del chiostro, la Croce. La guardo così intensamente che la vedo vibrare. (…)”. Lo sguardo è alla luna, alle stelle, al cielo notturno, al firmamento che acquistano via, via significati simbolici diversi sempre in dilatazione cosmica. Il tempo è infinito in uno spazio infinito. La scrittura aiuta ad accedere a una dimensione contemplativa e meditativa che coglie attraverso l’osservazione amorosa dello sguardo “ la quantità di eternità che una cosa possiede.

Attraverso i grandi temi della natura e dell’amore rivive il mondo classico con i suoi miti.

L’autrice canta il profondo dell’esistenza nella sua eternità panica. Il mare, le onde, il vento, la luce vibrano in un’atmosfera gloriosa e leggendaria. Vibrazione che si espande dalle cose, dalle forme naturali e diventa parola evocante metafore in forma favolistica, fluendo in simbiosi con l’eterno flusso cosmico.

E l’atto poetico si rivela una misteriosa incarnazione proprio come l’eterna sopravvivenza, riconosciuta nel ciclo naturale cosmico innestata dalla rinascita del seme e nella correlazione segreta tra visibile e invisibile. La tensione classica investe anche la forma che rivela un destino da affrontare interamente, con fierezza e determinazione. Il tragico e l’universale sono sempre sottesi alla dimensione del dire: così il dolore emerge costante dal piacere in un eterno confronto di perdita. “Quando due anime l’una all’altra vanno / così vividamente che d’un tratto / si parla all’altro come a sé e luce ha il mondo- (…)” con un incipit di grande eleganza e forza letteraria, quasi dantesca, essi diventano versi emblematici per il respiro spirituale e unitivo tra personale esperienza e universale sentire. I miti di Orfeo, Euridice, Persefone, Eros vivono ancora: il presente e il mito sono in dialogo continuo per accendere di verità eterne la parola che l’amore ha nutrito con immagini di potente visionarietà.

La poetessa, nelle note alla raccolta, definisce l’esperienza poetica un “cammino verso una dimensione che coniuga l’immediatezza di un’esperienza individuale con l’atemporalità di una conoscenza sovrapersonale, dimensione in cui credo la poesia trovi il suo senso più appagante e profondo”.  La sezione Canti Atlantici è un elegiaco inno all’origine oscura, primitiva della nostra vita. Con un carattere quasi litanico, è evocata la fantastica continuità e condivisione tra le forme di specie vegetali e animali e i mostri del nostro sé inconscio che appaiono con la sensualità dei colori, degli odori, delle luci e di mortifere ombre, sempre in bilico tra vita e morte, realtà e surrealtà. “Ma nasce dentro di me un diverso canto / il canto dell’anima rimasta senza guscio / della materia spirituale messa a nudo / (…) il canto dello spazio vuoto.” E in questo vuoto prende spazio a sorpresa un inno alla gioia dopo abissi di solitudini e smarrimenti nell’infinitudine cosmica. “Che soprassalto / che trasalimento / che sommovimento di gioia / l’efflusso di luminosi granelli / che la trasmutazione sparge / nella gloria dei mattini . (…)”. E’ l’inno alla gioia per l’essere vivi nell’ode alla luce del Canto d’immortalità. La visione di specchianti granelli di sabbia si estende allo spazio, al tempo, diventa immagine di luce diffusa sulla rena del giorno, rendendo consapevoli dell’eternità del quotidiano. E questa consapevolezza diventa il dono spirituale della vita.



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